What’s wrong with the System?

Il 22 novembre 2005 i System of a Down rilasciano Hypotize, l’ultima fatica musicale della Band Californiana guidata da Serj Tankian, creando un intreccio di 23 canzoni tra loro legate per temi, stile e produzione con l’album Mezmerize pubblicato 6 mesi prima.
5 LP in 7 anni, decine di milioni di dischi venduti in tutto il mondo ed una marea non quantificata di fan che ancora aspettano nuovo materiale. Aspettano, esatto, perché a 13 anni di distanza la band non sembra affatto intenzionata a regalare al pubblico un nuovo lavoro. Cerchiamo di capire il perché.

Tutti (ma proprio tutti, ne siamo sicuri) hanno almeno una volta nella vita ballato come pazzi sulle note di Toxicity o di Chop Suey a qualche festa balorda, quella danza tra il mistico ed il casuale che ti fa perdere la facoltà di controllare giunture, movimenti della testa e dignità in generale. Questo per dire che tutti conoscono in senso più o meno stretto i System of a Down, band nata a fine millennio con un forte intento di denuncia sociale e civile, che condanna da sempre l’impegno repubblicano nella guerra in Medio Oriente e le atrocità dimenticate e nascoste del genocidio Armeno, paese da cui tutti i membri della band hanno origine.

Quello che forse non tutti sanno però è che la band è lontana dal produrre nuove tracce da diversi anni, e la spiegazione ce la fornisce Daron Malakian stesso, il chitarrista della band, in un’intervista rilasciata a NME:

“Everyone’s not on the same page, and if that’s the case, chances are we probably wouldn’t make an album that everyone believes in. I’m not going to force any one person to do something they don’t want to do – not everyone’s ready to jump into that right now, and that’s fine”
Read more at https://www.nme.com/music-interviews/daron-malakian-scars-broadway-system-down-interview-2018-2359721#0bdLeuYzBMWHVkKP.99

Con the same page Malakian allude a divergenze artistiche con il frontman Tankian per questioni economiche ma anche e soprattutto a scontri di origine creativa tra i due, con quest’ultimo che domandava maggior potere decisionale all’interno della band. Una piccola crepa nel muro SOAD che con gli anni è diventata squarcio apparentemente insanabile.

Se dal punto di vista economico le vicende ci interessano poco se non pochissimo, cerchiamo di dare un’analisi musicale al come le due teste dei System of a Down si siano lentamente allontanate tra loro.

La band, formata alle porte di Los Angeles nel  1994, ha sempre cercato di sfuggire dall’etichetta di un genere specifico, adottando durante la loro produzione influenze dalla musica tradizionale armena piuttosto che dal thrash metal,  fino al loro inconfondibile stop & go, ovvero l’uso di pause improvvise o cambi di tempo inaspettati. In una parola, sbagliata o meno, nu metal.

L’omonimo debut album del 1998, “Toxicity” (2001) e “Steal this album” (2003) rispecchiano in pieno queste premesse, LP carichi di una potenza quasi palpabile durante l’ascolto in cui si può cogliere rabbia, protesta e insoddisfazione. La chitarra ha un suono ampio, forte e ruvida ma incredibilmente avvolgente. John Dolmayan alla batteria dirige le furiose pause delle tracce come un vigile urbano il traffico delle 18:00, regalando scariche di adrenalina ad ogni verso, che sia il primo o l’ultimo. Uno stile innovativo che rende ogni album ferocemente godibile nonostante molte canzoni siano simili tra loro.

Una svolta musicale la si può trovare con l’uscita degli ultimi due lavori del gruppo citati ad inizio articolo, una ricerca più pensata dei suoni, segno di una maturazione artistica di una band conscia dei propri mezzi.

“Da grandi poteri  derivano grandi responsabilità”. Forse è quello che ha pensato Tankian quando ha deciso di separarsi dal gruppo nel 2006 per conseguire una carriera da solista, culminata con un ottimo debut album ed altre registrazioni non proprio indimenticabili. Lavori socialmente impegnati, con tematiche che vanno dalla corruzione delle élite fino all’inquinamento che aggrava le condizioni della nostra mother earth. Ciò che cambia è il mezzo con cui l’artista vuole trasmettere il suo messaggio, lontano dal nu metal che così bene e così male descriveva lo style SOAD, da quei growl feroci che spaventavano i meno pronti.

Tankian ha perso la sua indole metal da fine millennio, o meglio, l’ha modificata, canalizzata in altri modi e fatta sfociare in verso altri delta. Le sue composizioni, molto più vicine alla classica o ad un soft rock da fascia protetta, sono profondamente diverse dai suoi lavori con la band, ma non per questo lui solista risulta meno rocker. Si tratta, purtroppo o per fortuna, di evoluzione.

Il Serj Tankian di oggi non è più lo stesso frontman che dal 2000 in poi ha fatto pogare milioni di persone in tutto in mondo, e crediamo con molto dispiacere che quel Serj non tornerà più. Il tempo cambia le cose, le forgia e le modifica. E se non sei più on the same page con le persone con cui condividi un progetto, allora la decisione più giusta da prendere è quella di fare un passo indietro.

Una cosa rimane certa: sulle note dei System of a Down continueremo a ballare come pazzi tutti (ma proprio tutti, ne siamo sicuri).

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