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Una passeggiata e un’intervista a Ponte Vecchio con Guidobaldi

Banalmente, l’Italia è da sempre considerata il paese del romanticismo. Sarebbe difficile però dire quale città fra tutte possa evocare al meglio questo sentimento. Certamente, Firenze è una delle principali indiziate in questa particolare ricerca, e Ponte Vecchio è uno dei luoghi maggiormente evocativi, con la sua storia e i suoi colori sul lungarno.

È proprio pensando al ponte fiorentino che Guidobaldi riesce a confezionare un altro pezzo denso di sentimento.

Guidobaldi, da romano, prende il pretesto di Ponte Vecchio e della distanza per parlare di lontananze fisiche, temporali ed emotive, portando l’ascoltatore in un viaggio attraverso i ricordi suoi e di tutti.

È un pezzo maturo, di pop in cui la strumentale è ben lontana dai suoni dell’indie pop, pregni di synth a volte asettici. Ma non ho davvero tutte le parole per raccontare il lavoro fatto da Guidobaldi per creare un pezzo come Ponte Vecchio, e magari sarebbe improprio raccontare solo delle mie emozioni… è lo stesso Matteo, allora, a raccontarci un po’ il brano, nell’intervista che segue.

Sei tornato con un nuovo singolo dopo Dipendenza. Come ce la racconti Ponte Vecchio?

Ponte Vecchio è l’epilogo di una storia d’amore iniziata con Cartolina portuense e che ha raggiunto il suo apice con Dipendenza. Ci troviamo alle scene finali di un film, per intenderci quelle scene che si aprono con la scritta “un anno dopo…” e ci regalano un finale agrodolce. Ho cercato di raccontare la nostalgia che si prova a ripercorrere le strade di una città che un tempo ci ha visti protagonisti e ora solo spettatori. Considero in questo senso Ponte Vecchio un luogo magico in grado di unire il passato e il presente.

Torni col tuo stile peculiare a cantare ancora d’amore. C’è ancora spazio per il romanticismo in tempi di lockdown?

C’è tanta voglia di romanticismo, specie dopo un anno e mezzo di isolamento. Credo che il lockdown abbia evidenziato quanto siamo fragili e quanto siano importanti per noi le relazioni con gli altri, di quanto ci sia bisogno di tornare a vivere emozioni vere e non filtrate attraverso uno schermo. Penso che la musica in questo momento ci dia la forza e la possibilità di sognare un futuro prossimo più leggero.

Per la produzione dei brani ti sei affidato a Marco Proietti: quanto è stato importante per te lo sguardo di un artista come lui?

Con Marco è stato facile trovare un’intesa, perché amiamo più o meno lo stesso genere di musica. È riuscito ad aggiungere al mio orecchio assoluto e voglia di rock’n’roll, la giusta dose di teoria musicale e di passione per la musica. Imparo da lui ogni giorno qualcosa di nuovo, ci divertiamo molto insieme.

Cosa e quanto è cambiato dai tempi di Cartolina Portuense?

A livello personale? Sono cresciuto molto in questi due anni. Se nel 2018 il mio sogno era quello di registrare un disco, oggi è quello di vivere di musica, anche se è difficile in questo momento permettersi dei sogni.

Ho ottenuto finalmente quella consapevolezza che mi fa dire serenamente che non vedo il mio futuro lavorativo lontano dal settore della musica.

Nel mondo esterno? Nel 2018 la musica emergente viaggiava attraverso il passaparola degli amici o nelle community e i social erano solo uno strumento per comunicare date di uscita o di concerti e, al pubblico, questo bastava. La pandemia ha rivoluzionato tutto: oggi i social sono l’unico modo per far veicolare la tua musica a più persone possibili (non essendoci più i live!) è diventato un altro lavoro da sommare a quello di musicista e spesso mi porta via tantissimo tempo. Spero, infatti, che torneremo presto a suonare di più e a postare di meno!

Come immagini il tuo live di “ritorno sui palchi”?

Sarà una festa, perché vorrà dire che avremo sconfitto il Covid-19. Ho in mente di girare tutta l’Italia con la band al completo. Il disco che ho scritto è pensato appositamente per i live, quindi sarà un’emozione indescrivibile suonarlo dal vivo, davanti a un pubblico bello “appiccicato”.

Cosa dobbiamo immaginarci dai tuoi prossimi lavori, dal tuo futuro?

Per quanto riguarda il disco in uscita: tante chitarre! Invece per il futuro chissà. Posso solo dire che sto già lavorando a nuove canzoni scritte durante l’ultimo anno: sto cercando di raccontarmi in una maniera differente, forse più introspettiva e vorrei sperimentare nuove sonorità in alcuni brani. Vi aggiornerò!

 

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