Top 5 canzoni per (non) dimenticare Trump

Il 3 novembre 2020 negli Stati Uniti è stata usata la gomma da cancellare più grande di sempre. Era l’unico modo per rimediare all’enorme errore commesso quattro anni prima, quando alle presidenziali americane Donald Trump è stato eletto a capo della casa bianca. E noi ne siamo ben felici.

Riviviamo le tappe più scellerate del mandato arancione. Ecco le 5 canzoni per (non) dimenticare Trump.

5 – James Bond theme song, From Russia With Love

Le 5 canzoni per (non) dimenticare Trump partono addirittura prima del suo effettivo mandato. Eh sì, ce n’è eccome da dimenticare: in occasione delle presidenziali del 2016, infatti, la Russia avrebbe fornito e caricato sul sito WikiLeaks migliaia di messaggi di posta elettronica violati dal Comitato Nazionale Democratico, con lo scopo di influenzare le elezioni ed infangare l’immagine dell’allora candidata democratica Hillary Clinton. Da qui nacque il Russiagate, l’inchiesta giudiziaria che sta indagando sul coinvolgimento russo e gli aiutini from Putin.

E pensare che nei film di James Bond i russi erano sempre i cattivi.

 

4 – King Gizzard and the Lizard Wizard, Planet B

Ipocrita, sessista, fascistoide, armaiolo. Ah, e anche negazionista.

Tra gli innumerevoli danni dell’amministrazione Trump non possiamo non menzionare il suo atteggiamento demenziale nei confronti dei cambiamenti climatici e ambientali, da lui definiti come una bufala inventata dai cinesi (nemico spesso invocato dal caro D.J.). Il problema climatico non esisterebbe affatto e si tratterebbe solamente di una fase naturale del pianeta, incline secondo i suoi esperti a sbalzi ciclici della temperatura. Ok.

Verrebbe da ridere, consoliamoci con Planet B dei King Gizzard, vero e proprio inno contro l’ottusità ambientale americana e non.

 

3 – Gorillaz, Hallelujah Money

Non stateci male per il Trump presidente ora che alè ale è senza lavoro alla Casa Bianca. Ricordiamo infatti che il magnate fu erede dell’azienda di famiglia che poi lui stesso ha ribattezzato Trump Organization, riuscendo a farla diventare una delle compagnie più facoltose di sempre. Un uomo abituato fin da subito a gestire il denaro, con un incontestabile senso degli affari. Sì, ma a scapito di chi?

Se lo sono chiesti anche Damon Albarn (frontman dei Blur e non solo) e i suoi Gorillaz nella loro Hallelujah Money, canzone di protesta rilasciata alla vigilia dell’inaugurazione del mandato Trumpiano del 2016.

Il titolo è un’amara ed ironica devozione al Dio denaro, lo stesso che il presidente ha sempre messo in primo piano rispetto ad altri ben più decisivi problemi sociali: lo scellerato mercato delle armi da fuoco, gli investimenti per la forza militare del paese o i tagli al dipartimento dell’istruzione.

 

2 – Brunori Sas, Don Abbondio

Questa perla di Brunori Sas del 2017 ci parla di come spesso l’uomo sia  impassibile alle ingiustizie e ai torti che ha di fronte a sé per garantirsi un proprio interesse personale, un arrivismo che si identifica con un solo nome. Don Abbondio è infatti metafora dell’uomo ignavo che si lascia scorrere tutto addosso, proprio come Trump ha affrontato l’emergenza Covid-19 nel paese che dovrebbe governare e proteggere.

130 mila decessi negli Stati Uniti e un sistema sanitario al tracollo, tutte conseguenze secondo il magnate di un virus immaginario messo in circolo da quei cattivoni dei cinesi. E nel frattempo, un atteggiamento negazionista nei confronti delle misure di sicurezza e prevenzione che non fanno altro che peggiorare la situazione.

Make America Sick Again.

1 – Kendirk Lamar, Alright

La canzone simbolo della protesta all’amministrazione Trump e alla sua miopia nei confronti della disuguaglianza sociale e della police brutality non poteva non essere quella che poi fu etichettata dagli addetti ai lavori come il moderno inno nazionale nero. 

To Pimp a Butterfly è forse uno dei lavori più importanti per la lotta alla discriminazione razziale e il singolo Alright ne è la gemma più preziosa: la traccia non è solo una denuncia al white privilege americano ma anche e soprattutto un canto di speranza per una comunità nera che solo se unita, coesa e ordinata potrà davvero fare la differenza.

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