Top 5 cantanti con più di una band

RRM Trivia: cosa c’è di più elettrizzante che essere frontman di una band dal successo internazionale? Facile, essere frontman di due band dal successo internazionale. Ecco allora una manciata di artisti capaci di gestire una manciata di gruppi.

5 – Chris Cornell, Soundgarden, Temple of the Dog, Audioslave

Se si potesse evocare Shenron con le sette sfere del drago, Chris Cornell sarebbe il primo nome sulla mia personale lista. Niente di personale Crilin, ma c’è una top 5 cantanti con più di una band da compilare.

Non solo una voce unica ed un talento musicale fuori dal comune, ma anche il grande merito di aver portato al successo come frontman due delle più apprezzate rock band degli ultimi 30 anni. Tra lo schietto grunge dei Soundgarden (1984-1997, 2010-2018) ed il non meno crudo alternative metal degli Audioslave (2001-2007), Chris mette in vetrina uno spettro musicale ampio anzichenò, sublimato dall’omonimo album dei Temple of the Dog (1991) e da un’ottima carriera solista.

La nefasta notizia della sua morte nella primavera dello scorso anno interrompe un iter artistico che avrebbe potuto ancora regalare creste di magnificenza, ma non inficia una carriera straordinaria né la meritata citazione in questo articolo.

4 – Corey Taylor, Slipknot, Stone Sour

C’è poco da fare, certe cose o sono bianche o sono nere, o le ami o le odi. Una dicotomia che ben calza a Corey Taylor ed ai suoi Slipknot, band nu metal che da vent’anni sta sovvertendo le leggi dello spazio e del tempo, superstite di un genere che, diciamocelo, ha visto giorni migliori. Con la loro ultima fatica di studio We Are Not Your Kind, gli Slipknot dimostrano infatti (e con ragione) di avere ancora qualcosa da dire per tutti quei fan che non temono i lividi da pogo o l’acufene cavalcante.

Scusa GG, io non sono un grande appassionato del nu metal e sinceramente tutte quelle maschere fanno molto Carnevale di Venezia finito in mattanza, come faccio ad apprezzare il Sig. Taylor?”

Innanzitutto grazie per la domanda, caro lettore. E come soluzione, ti propongo il catalogo degli Stone Sour per un approccio più melodico e accorto, un metal alternativo che non tradisce però i suoi rimandi Slipknoteschi.

3 – Paul McCartney, The Beatles, Wings

Due punti fondamentali. Il primo è che, effettivamente, siamo in grado noi di identificare un vero e proprio frontman tra Lennon e McCartney per quanto riguarda i Beatles? E secondo, voi tutti sapevate che Sir Paul ha militato in un’altra band?

Se per la prima questione ci rimettiamo ad altri ed altissimi virtuosi della musica (noi non siamo degni), per la seconda siamo invece qui per rimediare alle vostre lacune. Quando i Beatles decisero di sciogliersi, Paul colse la palla al balzo e si imbarcò in una fortunata carriera da solista (che perdura tutt’ora), oltre che in un nuovo progetto musicale costola di quello dei Fab Four. Nacquero così i Wings, dall’unione di intenti di Paul, della moglie Linda, del batterista Danny Seiwell e del chitarrista Danny Laine.

Premesse ottime, ma risultati mediocri (non i primi e non di certo gli ultimi ad aver provato ad avvicinarsi alla band di Liverpool), fino al secondo album di studio Red Rose Speedway e l’iconica Live or Let Die.

2 – Josh Homme, Queens of the Stone Age, Eagles of Death Metal, Them Crooked Vultures

Universalmente conosciuto come il cantante degli QOTSA, Josh Homme ha dedicato anima e corpo nell’intento di rimpinguare di informazioni il suo curriculum vitae. A dodici anni forma la sua prima band, valvola di sfogo per i suoi early days nel deserto della California, prima di capire per davvero che con la musica avrebbe potuto fare cose ben più grandi che lavorare nella vecchia fattoria del nonno paterno.

Nel 1996 il trasferimento a Seattle e l’inizio della sua carriera da frontman a tutto spiano: oltre che i già citati QOTSA con i quali regala una nuova definizione allo stoner rock, Homme si imbarca nelle felicissime avventure Eagles of Death Metal e Them Crooked Vultures, supergroup completato da Dave Grohl (Foo Fighters) alla batteria e John Paul Jones (Led Zeppelin) al basso. Mica male come attività extracurriculare.

1 – Damon Albarn, Blur, Gorillaz, The Good, The Bad & The Queen

 Poche cose urlano britpop come il visino Peterpanesco di Damon Albarn. Quello e le liti isteriche tra i fratelli Gallagher.

Icona di quel illuminismo musicale che contagiò vecchio continente e non solo, Albarn è riuscito a definire un genere rendendolo potenzialmente eterno. Con tutte le modifiche e gli adattamenti del caso, vero, ma senza snaturare quel soft rock leggero, spensierato, catchy e genuino.

Uno stile, quello dei Blur, che non stanca mai (leggere per credere). Così come non stanca mai pensare a quanto sia incredibile che lo stesso Albarn sia anche mente, braccio e voce dietro al leader cartoonesco dei Gorillaz, enorme side project che ormai di side non ha proprio niente.

Il successo straordinario del gruppo è dovuto alle sonorità rap e hip-pop così vicine ad un pubblico eterogeneo che superava i confini inglesi, preso alla sprovvista da singoli come Clint Eastwood  e Feel Good Inc.

Tutta farina dell’eclettico sacco Albarn, dal quale vengono impastati anche i The Good, The Bad & The Queen, supergroup dalla recentissima uscita (Marrie Land). A questo punto, buon appetito.

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