Samuel Domeneghini: Professione liutaio

L’altro giorno pensavo al fatto che al mondo ci sono davvero tante persone che fanno un lavoro diverso dal mio, dove la camicia non è d’obbligo ed i classici orari 09-18 (quando va bene) non esistono. Fantasticando sulla favolosa vita che queste persone svolgono, mi è venuto in mente che un mio amico fa proprio uno di questi lavori: il liutaio.

Così mi sono detto: “Chissà che vita fa un liutaio… ma poi, chi ca**o è un liutaio?”.

C’era solo un modo per scoprirlo, intervistarlo.

Ciao Samuel, prima di iniziare con le domande specifiche circa la liuteria, parlaci un po’ di te!

Sono Samuel Domeneghini, ho 26 anni e di professione faccio il liutaio.

Foto di Peter Elovich

Finalmente un personaggio da intervistare che è di molte parole, quello che cercavo! Andiamo dritti al punto, cosa ti piace di più del tuo lavoro?

Ciò che amo di più del mio lavoro è sicuramente il fatto che si tratta di un mestiere non convenzionale e particolarmente poco comune tra i miei coetanei, nel quale è necessario metterci delle conoscenze ed abilità proprie e che ti permettono alla fine di vedere i frutti materiali delle ore di lavoro e sudore, riempiendoti di orgoglio… Anche se si guadagna poco.

Cosa ti piace meno, oltre al fatto che si guadagna poco chiaramente, del tuo lavoro?

La cosa più snervante è sicuramente la possibilità di commettere uno sbaglio dopo ore di duro lavoro. In questo mestiere, anche i minimi errori non sono sempre correggibili e si rischia di buttare al vento un’opera ad un passo dal traguardo e, fidati, non è molto divertente!

Se qualcuno da piccolo ti avesse chiesto cosa avresti voluto fare da grande, avresti risposto il liutaio?

Assolutamente no, manco sapevo cosa fosse il liutaio!

Fino alla fine delle scuole superiori, se devo essere sincero, non mi interessavano né gli strumenti musicali né la professione dell’artigiano (in realtà non mi interessava proprio lavorare… Si scherza eh!).

Quindi è una passione che è arrivata dopo, già in una fase adulta della vita.

Si, è un amore che è sbocciato un po’ per caso se devo essere sincero. Dopo i miei studi da grafico alle superiori, ho deciso di non proseguire con il percorso accademico (che forse era la cosa più giusta ed intelligente da fare per quel tipo di settore) e, non ricevendo proposte lavorative e/o di collaborazione, ho abbandonato l’idea di percorrere quella carriera. Da lì all’arrivare alla professione di liutaio il percorso non è stato per niente scontato e soprattutto voluto. Chi mi conosce sa che sono appassionato da sempre di musica Hip-Hop (che con gli strumenti musicali ci piglia ben poco) e l’unica cosa che facevo all’epoca, legata al modo della musica, erano le strumentali rap su pc. Un lavoro in ambito musicale era impensabile.

L’anno successivo al diploma l’ho passato praticamente a non fare un ca**o, con opportunità da grafico inesistenti. Per occupare il tempo avevo bisogno di uno svago e quindi ho iniziato un corso di equitazione. A quel punto, andando a cavallo, ho avuto lo stimolo di iniziare a documentarmi sulla musica che tendenzialmente ascoltano i cavallerizzi. Non sapendo assolutamente niente al riguardo, ho deciso di chiedere aiuto a mamma google e, aprendo youtube, ho digitato “Country Music”… sono stato inondato da pattume musicale!

Sicuro che ci fosse qualcosa di meglio, ho iniziato ad approfondire e mi si sono aperte le porte di generi country meno mainstream e più tradizionali: bluegrass e old time music per citarne due. Quello che mi aveva colpito subito, era stato l’utilizzo di strumenti musicali molto particolari come il banjo ed il mandolino americano. A quel punto mi sono detto “perché non inizio a suonare il mandolino?”, ma poi ho pensato “sì Samuel bella idea, ma dove ca**o lo trovi un mandolino?”. Ho cercato online e costavano tutti una fucilata di soldi che, chiaramente, non avevo. Allora, essendo sempre stato io uno che ci sa fare con le mani (no, non per fare quello che state pensando voi) mi sono detto “perché non me ne costruisco uno io?” . Quindi dopo essermi documentato online, ho costruito il mio primo mandolino e la cosa mi era piaciuta così tanto che poi me ne sono costruito un altro e così via… Dopo due anni dal liceo eccomi iscritto ad una scuola di liuteria.

Ecco, a proposito, come si diventa liutai?

Questa è una bella domanda. Essendo un lavoro prettamente manuale, ritengo che se si ha un po’ di talento e dimestichezza si possa, ai giorni d’oggi, imparare tranquillamente anche da soli (sono numerosi i liutai, soprattutto in nord America, che si sono affermati da autodidatti). Chiaramente è necessaria molta pratica prima di poter definirsi “liutai”. Tuttavia il modo migliore per apprendere il mestiere ed essere riconosciuti come professionisti è quello di frequentare una scuola (sì, esistono… ve lo giuro!). Qui si ha la possibilità di essere seguiti da esperti, ma soprattutto si instaurano i primi agganci del settore.

Oltre alla scuola vera e propria si può diventare liutai anche frequentando la bottega di un liutaio, anche se questa strada oggi non è molto semplice da percorrere perché il mercato della liuteria non è così florido da poter permettere ad un liutaio di pagare un assistente.

Tra tutti questi percorsi, hai affermato di aver frequentato una scuola, puoi dirci quale?

Sì, ho frequentato la Civica Scuola di Liuteria di Milano. Come dice il nome, si tratta di una scuola pubblica comunale e quindi particolarmente accessibile anche per chi non ha grandi capacità economiche. L’unico problema di questa scuola è che è a numero chiuso (i posti sono circa una ventina l’anno) e quindi risulta non facilissimo entrare. Non sono previste grandi prove di abilità, solo un colloquio motivazionale in cui bisogna cercare di convincere l’interlocutore della propria passione per questo fantastico mondo (o almeno così era quando feci domanda io).

Qual è stato il primo strumento che hai costruito?

Il primo strumento vero che ho costruito è stato un mandolino. Come dicevo prima, la passione per l’equitazione e la musica, mi avevano portato a voler suonare un mandolino, ma senza potermelo permettere, così me ne sono costruito uno io.

Tuttavia posso dirti che non è stata sicuramente la mia opera omnia, proprio per niente.

Lo conservi ancora?

Certo, vuoi che vada giù a prenderlo?

Sì dai, che scattiamo qualche foto. Prima però dimmi, come nasce uno strumento? Che percorso creativo segui?

Innanzitutto la prima cosa da fare, o almeno quello che faccio io, è capire se si vuole riprodurre uno strumento già esistente oppure partire da zero con un proprio progetto. Nel secondo caso, è fondamentale farne un disegno tramite software 2D/3D, o a mano (dipende da quanto si è smanettoni). Una delle parti più importanti poi nella costruzione dello strumento è la scelta del legno…

Bravo, hai anticipato la mia prossima domanda: dimmi come scegli il legno.

La cosa migliore secondo me è, se non si è degli esperti, rivolgersi a magazzini specializzati nel legno da liuteria (a Milano si trovano senza problemi) che vendono materiale selezionato (1° scelta, 2° scelta, …).

Molto importante è il controllo dell’estetica del legno e la sua venatura, in quanto quest’ultima può influire sul risultato finale (una venatura non lineare potrebbe causare infatti una deformazione dello strumento). I legni più stagionati sono sicuramente i più adatti perché risentono meno degli sbalzi di temperatura e dell’umidità, garantendo un mantenimento più lungo del prodotto finito. Per gli strumenti acustici (violini, chitarre, mandolini, …) la regola generale è che per la tavola armonica si deve usare l’abete rosso (o qualsiasi altro tipo di abete), anche perché in Italia ne abbiamo uno di ottima qualità che è quello della Val di Fiemme (per intenderci è quello che usava Stradivari).

Tu oltre che liutaio sei anche musicista, vuoi raccontarci qualcosa di questa tua altra passione?

Certo! La passione per la musica (dove per musica intendo il suonare uno strumento) è nata di pari passo con la passione per la liuteria. Prima ho iniziato a suonare e poi a costruire. Al momento suono a livello amatoriale in due gruppi di musica folk americana: The International Bayou Revival ed Outcast Trio. Nel primo rivisitiamo pezzi pop in chiave folk facendone delle cover, mentre nel secondo suoniamo musica bluegrass classica.

È necessario essere musicista per poter essere liutaio?

Questa in realtà è una domanda che mi fanno in molti. Con tutta franchezza, posso dire che no, non è assolutamente necessario, ma aiuta ed alleggerisce/accelera di molto il lavoro.

Foto di Alessandro Roncaglione

Qual è la clientela tipo di un liutaio?

Sicuramente è varia. Il lavoro del liutaio si divide in due filoni: assistenza/riparazione e costruzione. La clientela tipo del primo filone sono professionisti che hanno bisogno di manutenzione, amatori che suonano parecchio oppure studenti di musica… E non dimentichiamoci i pensionati che suonano per passatempo!

Per la costruzione invece tendenzialmente sono professionisti che cercano uno strumento su misura personalizzato in base alle proprie esigenze.

Hai mai avuto clienti famosi?

Io personalmente no, anche perché ho iniziato da poco a fare questo mestiere. Posso dirti invece di aver fatto provare un mio strumento (un mandolino) a John Jorgenson che, per chi non lo sapesse (presumo molti), è stato il chitarrista di Elton John.

Nella bottega dove collaboro adesso a Milano invece una volta venne Joe Bastianich per una rapida riparazione.

Hai mai toccato uno Stradivari?

No, e a dirla tutta non credo nemmeno sia così facile in quanto sono conservati in musei o sono di proprietà di collezionisti privati. Il violino poi non è il mio campo, in quanto un liutaio si specializza in un determinato settore (a pizzico o ad arco). Sono pochissimi i liutai che coprono entrambi i settori.

Sei tu il liutaio brianzolo al quale Gerry Scotti ha donato 5.000 euro?

No, era passato, ma l’avevo scambiato per Amadeus e quindi offendendosi se ne è andato.

Grazie Samuel!

Potete seguire Samuel e i suoi lavori sulla sua pagina Facebook.

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