Rino Gaetano, i miei sogni di anarchia: racconti di un poeta del sud

Da tempo avrei voluto scrivere di Rino Gaetano, adesso, finalmente, posso farlo. Il problema principale di quando aspetti qualcosa per tanto tempo, è che poi quando quella cosa arriva, non sei affatto preparato.
Le origini

Salvatore Antonio Gaetano, nasce a Crotone nel 1950. Di famiglia umile, il giovane iniziò già in tenera età a far esplodere le proprie doti creative. Nel 1960, la famiglia Gaetano, dopo aver subito il peso della seconda guerra mondiale, si trasferisce a Roma per motivi economici. Rino viene mandato dai genitori al seminario della Piccola Opera del Sacro Cuore, non con lo scopo di far intraprendere al giovane una carriera spirituale, ma con l’intento di garantirgli una formazione culturale sicura.

Le sue prime esperienze nel mondo della musica risalgono al 1967. Gaetano suonava il basso in un gruppo di coetanei e al contempo scriveva poesie. Tra i suoi Guru vediamo Jannacci, De André, i Beatles, Bob Dylan.

Rino Gaetano fu anche un attore teatrale, infatti, si avvicina al mondo della commedia nel 1969. Rino recitò in Aspettando Godot e nel Pinocchio di Carmelo Bene. Inoltre, partecipò a diverse rappresentazioni di cabaret assieme all’amico Antonello Venditti. Fu lui, uno dei primi a notare le doti del giovane cantautore.

Durante le sue prime performance come cantante, Rino subì svariate critiche: “È come se ci prendesse tutti in giro”, dicevano critici, colleghi e pubblico. In effetti, il suo modo di fare due o tre atmosfere sopra le righe, lo accompagnerà per tutta la sua breve carriera.

La carriera

Nel 1974, viene pubblicato il suo primo album: Ingresso Libero, che però non riscosse un grande successo. Le prime grandi dosi di apprezzamento arrivarono nel 1975 con il 45 giri Ma il cielo è sempre più blu. Anche la produzione e la pubblicazione del disco furono alquanto bizzarre per i canoni dell’epoca. Infatti, la canzone venne suddivisa su due lati la prima sul lato A e la seconda sul lato B del vinile. Il brano ebbe un bel successo è iniziò a consacrare il cantautore tra le promesse del cantautorato italiano.

Il suo modo di fare sfacciato e i suoi brani spesso troppo espliciti, o meglio, chiari e senza fronzoli, furono spesso soggetti a censure varie. Ad esempio, nel 1977 viene invitato a partecipare ad uno show televisivo, condotto da Corrado. Presentò il brano Spendi Spandi Effendi e dovette eliminare la parola “coglione”. Entrò “agghingherato” da colone africano e con una pompa di benzina in mano. Evidenti segni di surrealismo e del teatro dell’Assurdo di Beckett.

Le maggiori figure pubbliche dell’epoca vennero derise nel brano Nuntereggae Più, che venne censurato in radio e nelle TV.

La parentesi Sanremese

Nel 1978 cambiò per sempre la sua vita con la partecipazione a San Remo, dove presentò il brano Gianna. Rino non avrebbe voluto portare Gianna a S. Remo, credeva fosse troppo leggero e commerciale. Avrebbe invece voluto presentare proprio Nuntereggae Più, ma i discografici in un modo o nell’altro lo convinsero a portare il primo brano citato.
Così fece: si agghindò con un frak, un cappello a cilindro regalatogli da Renato Zero, una serie di medaglie al valore e un Ukulele. Sanremo è una pagliacciata, quindi è meglio presentarsi rispettando i canoni della glitterata vetrina.

Il brano si classificò terzo ed esplose o mo’ di granata nelle radio, divenne primo in classifica per svariate settimane e segnò inesorabilmente la carriera del cantautore. Gli ascoltatori intellettuali lo condannarono, all’epoca per un cantautore impegnato, presentarsi a S. Remo significava tradire la propria linea. Non credo che qualcuno di loro comprese in pieno l’esibizione di quella serata.

Verso la fine

Racconta tutte le vicende, gli orrori, le gioie e i dispiaceri dell’Italia, trasformata per l’occasione in una donna di nome Aida (naturalmente ispirata all’Opera di Verdi). Quella musicalità da ballata e le parole di un’angosciosa speranza, fecero del brano uno dei maggiori capolavori della musica italiana.

Nella seconda parte della sua travagliata carriera, Rino Gaetano adotta un modo diverso per approcciarsi alla musica e al pubblico. Nelle ultime apparizioni, infatti, appare spento e cupo. Anche i brani sono impregnati di malinconia e ormai quasi privi di quell’allegria sfacciata, che divenne un vero e proprio marchio di fabbrica dell’autore. Forse quel dannato Sanremo, forse quella dannata pressione discografica, forse quella dannata e insensata censura, furono la maggiore pena per Rino.

«C’è qualcuno che vuole mettermi il bavaglio! Io non li temo! Non ci riusciranno! Sento che, in futuro, le mie canzoni saranno cantate dalle prossime generazioni!»

E fu proprio così. Rino Gaetano morì nel 1981 in seguito ad un incidente in auto. Fu un caso molto controverso, in quanto tutti gli ospedali nei quali venne portato per ricevere cure, non erano in grado di ospitare il cantante a causa di “attrezzature inadatte” o di “carenza di personale”. In un suo brano, La Ballata Di Renzo, scritta 10 anni prima della morte, viene narrata la vicenda di Renzo che muore in una situazione analoga e vengono citati diversi ospedali che si rifiutarono di dar soccorso al cantante.

Un poeta, un profeta sempre attuale. Una voce graffiante e candida. Un amore smisurato verso la musica e il sud.

Cerco il Punk in una lametta, la felicità ed il dolore, nel fumo di una sigaretta.

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