Piro racconta il suo nuovo singolo: Città d’Oriente annuncia Eroi del 2020

Allo scoccare della mezzanotte, il 24 settembre è uscito il terzo singolo di Piro, Città d’Oriente. Il terzo singolo del cantautore romano arriva a dare il colpo definitivo prima dell’uscita del disco, Eroi del 2020.

Affascinati dalle sonorità elettropop, ci siamo avvicinati ancora di più all’artista, scoprendo una scrittura cantautoriale, ricercata e colta. Il lessico mai banale di Piro si sposa alla perfezione con le atmosfere di Città d’Oriente, portando l’ascoltatore in giro fra immagini e colori.

Abbiamo incontrato Piro e, fra una birra e l’altra, ci siamo fatti raccontare un po’ la sua storia, la sua visione, e qualche chicca su Città d’Oriente e sul disco in arrivo.

Raccontaci un po’ di te: come ti chiami e da dove vieni?

Mi chiamo Alberto Piromallo, nato e cresciuto a Roma. Il nome del progetto viene dall’abbreviazione del mio cognome: Piro. Gli amici mi hanno sempre chiamato così e piano piano mi ci sono abituato.

Quando hai iniziato a scrivere questo disco?

Ci sono canzoni che mi porto dietro da dieci anni, ma capire di volerle selezionare e lavorare per farne un album è un’idea di circa tre anni fa. I tempi di lavorazione poi, si sa, sono lunghi.

La tua scrittura si distingue per un lessico estremamente ricercato: sembra quasi ti diverta a cercare termini poco usati normalmente in musica… Quali sono i tuoi riferimenti?

Forse ci sono termini un po’ desueti qua e là, ma è una cosa che sto capendo ultimamente. Per me sarebbe normale, fino a che qualcuno non me lo fa notare, allora qualche parola inizia a sembrare strana anche a me, altre no. D’altronde, i miei maggiori riferimenti non sono contemporanei: Battisti e i Radiohead nella mia testa comandano su tutti e in generale ogni cantautore italiano soprattutto dagli anni ‘60 ai ‘70 mi ha dato molto, chi più chi meno. Per gli arrangiamenti, invece, è stato di grande aiuto Max Gazzè.

Tre singoli e sembri lanciato verso il tuo disco d’esordio: cosa dobbiamo aspettarci?

Con questi tre singoli ho voluto spaziare tra i synth anni ‘80, il fare richiami alla dance dei ‘90 e essere romantico come un cantautore di vecchia scuola. Direi che vi si possono ritrovare tutti gli elementi che caratterizzeranno l’album che sta per arrivare. Inserire synth e drum machine è stato il mio modo di fare i conti con l’attualità e anche ciò da cui sono partito cercando di non snaturarmi.

Hai scelto un titolo che mette una certa curiosità: Eroi del 2020. Ti va di spiegarci questa decisione?

A dare il titolo all’album è una frase contenuta nel testo di una delle canzoni. Quando l’ho scritta, circa dieci anni fa, pensavo al futuro come un periodo che avremmo vissuto allo stesso identico modo di come vivevamo allora. Nel frattempo, il futuro è diventato presente. Eroi è una parola detta in modo sarcastico, riferita a persone di tutti i giorni che fanno cose normali, anche discutibili, sentendosi inspiegabilmente al centro dell’attenzione, ma nonostante tutto riescono ancora a provare vere emozioni.

Quanto c’è di autobiografico nella tua musica?

Qualche frase sparsa, non intere canzoni. Mi piace fare puzzle di cose che stiano bene insieme grazie a ritmi, rime e assonanze, attingendo da storie mie, di altri o anche di fantasia.

Hai suonato qualche pezzo in giro quest’estate, in acustico. Come hai pensato il tuo set dal vivo?

I brani hanno alcuni motivetti strumentali e per poterli riproporre ho dovuto almeno farmi aiutare con le tastiere per quanto riguarda il set acustico. Ma sto mettendo su un release party dell’album a Le Mura il 27 ottobre con una band al completo. Sarà più vicino all’idea dell’album, ma con una percentuale più bassa di strumenti sintetici.

Sei il maggior critico musicale del mondo, ma solo per darci questa risposta: cosa manca al momento in Italia?

In Italia chissà: a me manca sentire nuove cose con profondità di contenuti, quella profondità come la poteva avere un De Gregori. Inoltre, sempre meno si può godere della musica a prescindere dalla spettacolarizzazione, soprattutto ad alti livelli discografici.

Ecco qualche link utile per non perdere neanche una notizia su Piro

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