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OBE di MACE è davvero un’opera monumentale

Ok, ok. So cosa stai per dire: ‘monumentale’ è un termine un po’ abusato di questi tempi. Soprattutto quando si parla di musica e nuove uscite, sembra l’unica alternativa a ‘capolavoro’, e purtroppo si scambiano come se significassero la stessa cosa, senza considerare che il peso di certe parole si va sempre più perdendo.

Ma ti sei fermato ad ascoltarlo tutto?

OBE di MACE a un primo sguardo sembra un sequestro di persona: diciassette tracce per un totale di un’ora, una ventina di artisti accreditati, una varietà di suoni davvero impressionante. 

Ma nonostante ciò è un’esperienza musicale immersiva e totalizzante, mai dispersiva, ma ben focalizzata nel raccontare la musica dei nostri tempi. In questo, è davvero un’opera monumentale.

Torno sempre a usare Persona come metodo di paragone, ma MACE con OBE riesce in un’impresa simile: un tributo alla musica di questi anni, spaziando fra generi, suoni e stili spesso anche diversi. Un’impresa simile? Hai storto la bocca? Ti dirò di più: MACE prende l’esempio di Persona e va oltre. Un producer sapiente, intelligente, crea una narrazione unitaria, volando dalla trap all’hip hop old school, fino ai suoni dell’indie contemporaneo, senza dimenticare chi non ha bisogno di alcuna scena, perché tanto le divora tutte. Poi scegli tu di chi parlo: Guè, BLANCO, SalmoNoyz Narcos. La lista dei nomi illustri in questo lavoro meriterebbe un articolo a parte.

Nell’essere così ampio, è regolare il rientro e il ritorno di Venerus, vera voce narrante, assieme alle note scritte da MACE, spesso solo con la sua vocalità, a volte anche seduto davanti a un piano. 

Vuoi un’altra ragione per amare questo disco? Colapesce che duetta con chiello_fsk dovrebbe stuzzicarti. Non basta? C’è forse il miglior Franco 126, o il miglior Gemitaiz possibile. Vabbè, scegli tu: tanto sono tutti in grande spolvero. Te l’ho detto che ci sono gli Psicologi con Ketama? Ah no? Ora lo sai.

obe maceLa recensione è finita. Se mai c’è stata in queste righe. 

Ora ti dico perché l’ho amato tanto: OBE è un disco sincero, denso, appassionato e passionale, e MACE è un producer abile e capace, che non lascia nulla al caso – e se ascolti l’album con una buona cuffia, ma davvero buona, te ne rendi conto. C’è tutto l’amore per questa cosa strana che vive oltre la materia e oltre lo spazio, e nella quale non possiamo fare a meno di immergerci, continuamente.

E certo qualche nome fra i presenti mi è suonato un po’ strano, ma alla fine mi sono dovuto ricredere, davvero.

Ora ascoltalo e amalo.

Se non conosci MACE

Milanese, in realtà è nelle tue cuffie da più tempo di quanto pensi: ricordi Boogieman di Ghali con Salmo? O anche Immaginario di Colapesce? E tanto altro. Collaborazioni con nomi anche del pop italiano: Annalisa, Lorenzo Fragola, Ghemon… sarebbe da starci una giornata. È l’esempio, l’ennesimo, di quanto i producer siano importanti e di come meritino la loro scena, per mostrare al mondo quanto davvero valgono.

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