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Non c’è Sanremo senza accuse di plagio: il caso Maneskin

I Maneskin non hanno fatto nemmeno in tempo a vincere la 71° edizione di Sanremo che le accuse di plagio sono arrivate a pioggia su di loro. Ma non è la prima volta che il Festival della musica italiana si macchia di polemiche riguardo alle forti somiglianze tra le canzoni in gara e quelle di altri cantanti.

Sembra che nel corso degli anni le accuse di plagio al Festival di Sanremo siano state circa 200. Di queste cause, però, pochissime sono andate in tribunale e quasi nessuna ha mai ottenuto risultati concreti. Del resto, si sa che il plagio di una canzone sia una delle cose più difficili da dimostrare legalmente. Tra queste canzoni, troviamo anche pezzi che hanno fatto la storia della musica italiana.

Ma torniamo alle accuse di plagio dei Maneskin al Festival di Sanremo. La band romana ha avuto attacchi da ben due fronti: dalla band napoletana Nebra e dal duo Anthony Laszlo, anche se il secondo è stato involontario. Entrambe facevano riferimento alla canzone in gara al Festival, Zitti e buoni.

Fuoco al fuoco – Nebra

La rock band napoletana Nebra ha rivendicato la fortissima somiglianza tra Zitti e buoni dei Maneskin e la loro Fuoco al fuoco. I Nebra sostengono che il riff della loro canzone, depositata alla Siae nel 2017 e già sul web dal 2016, sia identico a quello della canzone della band vincitrice di Sanremo.

Fanno parte dei Nebra il chitarrista Gigi Gargiulo, il bassista Francesco Fiordellisi, il batterista Alfredo Manzo e la cantante Aurora Pelosi. La band, che sta lavorando al suo terzo album, si è confrontata con il suo produttore Luigi Mazzisi per prendere provvedimenti legali a riguardo. Ovviamente per loro non sarà facile sfidare un colosso come la Sony, in quanto questo richiederebbe costi elevati, che la band non potrebbe sostenere, a causa dell’attuale situazione precaria dei musicisti data dalla pandemia. Ma per ora, non c’è stata nessuna contro risposta da parte della Sony o dei Maneskin. C’è da dire che i giri di chitarra nel mondo del rock molte volte si somigliano parecchio tra di loro, quindi probabilmente una risposta non la riceveranno mai.

Questa risulta essere la seconda accusa di plagio per i Maneskin, arrivata dopo la conclusione del Festival di Sanremo.

F.D.T. – Anthony Laszlo

Nel pieno della gara, le prime accuse erano arrivate dal duo torinese Anthony Laszlo (Anthony Sasso e Andrea Laszlo De Simone). Il motivo era la presunta somiglianza con la loro F.D.T. (Fuori Di Testa), brano blues-funky psichedelico del 2015.

Tutto questo è cominciato quando il produttore Dade ha scritto su Instagram: “Qualquadra non cosa”, postando un video nel quale confrontava ironicamente la canzone dei Maneskin con quella prodotta 6 anni fa dalla sua etichetta. In effetti, è difficile negare che le due canzoni si somiglino a livello di tonalità, riff, ritornello e coincidenza di parole.

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Secondo quanto dichiarato da lui in seguito, questo video è stato pubblicato per un fine puramente goliardico e non per accusare qualcuno. Inconsapevolmente, questo gesto innocuo ha causato un’onda mediatica molto più grande di quanto ci si aspettasse. Infatti, la casa discografica Sony ha immediatamente condotto un’attenta perizia, all’esito della quale, però, ha smentito le accuse di plagio.

Il produttore e i due cantanti ovviamente non sono rimasti zitti davanti all’accaduto. Dade ha spiegato in un video che la sua non voleva assolutamente essere un’accusa, ma solamente una constatazione della somiglianza innegabile tra le due canzoni. D’altronde, come si suol dire, le note sono 7 e, data la massiccia produzione musicale degli ultimi anni, non è difficile trovare due canzoni che si somiglino. Pratica molto comune nelle canzoni trap, rap e urban, come afferma il produttore.

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Ecco, invece, quanto dichiarato dai due cantanti Anthony Sasso e Andrea Laszlo De Simone su Instagram. Entrambi accorrono in difesa della band romana.

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Speriamo che i Maneskin, dopo aver sventato tutte queste accuse di plagio, riescano ora a godersi la loro meritata vittoria.

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