Forse Merce Funebre è quel “punkelettropop” di cui cantava Contessa qualche anno fa, ed è una bella botta.

Non è facile incasellare un fenomeno come Giorgio Quarzo Guarascio, classe ’96 da Roma, che già a gennaio ha deciso di far uscire uno dei dischi più interessanti del momento.

Sarebbe bello (e molto facile) poter iniziare una riflessione su un lavoro di questo tipo partendo con frasi del tipo ‘un’opera a metà fra…’, ma il giovane rapper (?) ha il grande merito di aver costruito qualcosa di nuovo, originale, per quanto debitore, almeno spirituale, del tanto chiacchierato itpop.

Ma Merce Funebre di Tutti Fenomeni non è un disco pop, nemmeno un disco rap: è una commistione di molte cose, opera colta di quello che può essere un ascoltatore compulsivo divenuto compositore, e non è un male. Ecco allora che mentre suona ci senti i Depeche Mode (come in Valori Aggiunti), o i Public Service Broadcasting (in Reykjavik) e addirittura I Cani (Mogol).

Certamente il riferimento alla band di Contessa è quello più interessante, quantomeno l’unico sicuro, visto e considerato che il deus ex machina della scena pop italiana pone il suo marchio anche in questa produzione di 42 Records, mostrandosi ancora una volta come uno dei migliori produttori sulla scena, ma soprattutto, garanzia di efficacia quanto di originalità.

Perché Merce Funebre di Tutti Fenomeni è un disco che arriva subito, tanto per il lessico quanto per i contenuti: è forse uno dei primi dischi, da diverso tempo, a presentare uno stile di scrittura nuovo, originale (per quanto influenzato da Battiato), che arriva dritto al punto, mettendo subito ‘la ciccia’ sul tavolo.

E poco importa che citi la Dark Polo Gang o che provi a creare linguaggi nuovi (Metabolismo): l’importante è comunicare, e questo al giovane rapper romano riesce perfettamente: apparentemente nosense, alle volte psichedelico, nella sua scrittura esorcizza le paure e le incertezze dei ’10, con uno sguardo ironico e disincantato, quasi malinconico.

Un disco divertente, che lascia ben sperare nel futuro di un artista che ha tutte le carte in regola per stupire ancora, a partire già dal tour invernale nei club dello stivale, con la data zero il 12 marzo al Monk. E chissà che sul palco, proprio in veste di ‘producer’ non sbuchi qualche volto familiare…


Roberto Callipari

Bevo quello che c'è, a patto che sia sotto un palco. A Radio RoMarti per raccontare.