La freccia azzurra scoccata da Conte

Oggi è l’Epifania. Lo so.

“La Befana vien di notte…” Lo so, lo so.

Ma che noia, non vi è mai nulla di nuovo. Va bene la tradizione ma son stanco del solito cerchiobottismo dell’anziana signora.

Ogni anno la stessa storia, cambiano solo le caratteristiche intrinseche della calza: prima tanta cioccolata al latte, caramelle, mandarini che hanno sostato sulla tavola per tutto il periodo natalizio e una manciata di carbone. Oggi invece cioccolata extra fondente, cuneesi al rum, gianduiotti alla grappa, mini panettone al vermouth (lo ammetto sono un inguaribile vizioso) e ancora un po’ di carbone.

Appunto nulla di nuovo, non vi sono pranzi organizzati dall’anno prima, bustarelle a mo’ di pizzo dalla nonna, e nemmeno si può indossare uno slip rosso senza sentirsi uno povero ebete.

Ecco, la Befana è tutta lì, nella calza appesa sul camino e nel suo contenuto naturalmente.

Ma cosa succederebbe se la Befana non passasse?

Ecco, forse io smetterei di lamentarmi del superfluo e proverei a tutti i costi a ristabilire il “dolce” ordine generale.

Proprio da questo assunto, l’assenza improvvisa di una vecchina che ogni anno raccoglie ordinazioni e desideri dei piccoli, diventa premessa per un racconto di animazione pregevole, basato su un soggetto di Gianni Rodari: La Freccia Azzurra.

La Freccia Azzurra

La trama è di quelle semplici, dopotutto il libro era indirizzato ad un pubblico infantile.

Francesco, un piccolo orfano, desidererebbe dalla Befana un trenino molto costoso: la Freccia Azzurra. La vecchina, però, malata improvvisamente deve chiedere aiuto al suo avaro assistente Scarafoni, il quale, al posto di soddisfare il sogno di tutti i bambini, decide di par suo di consegnare i doni solo alle famiglie benestanti, naturalmente dietro lauto compenso.

 I giocattoli perciò decidono di “ribellarsi” e di riportare tutto alla normalità.

Da questo racconto, Enzo d’Alò decide di azionare il suo primo lungometraggio, impreziosito dalle musiche realizzate dal grande Paolo Conte. Merce ancora abbastanza rara oggigiorno, difficilmente infatti troviamo prodotti italiani di animazione con tale vocazione internazionale. E proprio su questo binomio indugeremo maggiormente.

Paolo Conte 

Non starò qui a vivisezionare l’immensa carriera dello chanseur astigiano, oltretutto mio cantante italiano più ascoltato. Sottolineo più ascoltato perchè ancora non riesco a dire quale artista italiano prevalga nei miei favori; non si direbbe oggi, ma l’Italia ha partorito talenti notevoli che facevano scuola in tutto il mondo. 

Eppure posso affermare con baldanzosa sicumera che “l’Avvocato”, così anche chiamato dati i suoi studi forensi, rimanga il cantautore più cinematografico che ci sia.

Paolo Conte è cinema! 

Questa affermazione stentorea può sembrare buttata lì per far clamore, ma se uno ascolta bene i suoi pezzi, o perchè no, interi album, può scorgere facilmente quell’amalgama musicale che lo equipara al più puntiglioso regista. 

In lui si denotano chiaramente aspirazioni jazzistiche e melodismo latino-americano e una scrittura di taglio fortemente popolare.

Ecco proprio questo strambo mischione riesce ad innalzarlo a rievocatore di piccole scene di vita comune, senza risultare troppo aulico o impegnato: lo sbieco incedere di un musicista “Alle prese con una verde milonga”, l’amaro epilogo della saga “Mocambo” o riferendosi al grande Bartali “quanta strada nei miei sandali”.

Proprio questo suo ondivagare tra suoni onomatopeici o prestiti linguistici, il forte apparato improvvisativo e le spassose vette di godibilissima banalità, rendono la sua maglia registica al contempo fitta di rimandi e di leggero ascolto.

Nessuno quindi più di lui poteva calzare al meglio le vesti di questo progetto animato, fiabesco, ma ancorato saldamente alla tradizione italiana.

Colonna sonora

La musica presente nella Freccia Azzurra è nata basandosi esclusivamente sullo storyboard iniziale presentatogli dal regista, con il quale poi ha scambiato alcune considerazioni in corso d’opera, ogni qualvolta i rulli definitivi incominciavano ad essere assemblati.

In questo accompagnamento Paolo Conte ha voluto/dovuto fare un passo indietro e concedere alla partitura musicale il ruolo di primo piano dovendo accantonare le geniali trovate liriche a cui siamo abituati nella sua decennale carriera.

In qualche modo gli amanti del sempre lucido e schietto cantautore saranno ugualmente accontentati: la mano sinuosa che piroetta languida sul piano, gli accenni latini, qualche parola anglofona mischiata da lievi brontolii e l’amato kazoo a fare capolino quando proprio te lo aspetti.

Quindi nessun tradimento, ma un modo diverso di concepire un progetto musicale, per nostra fortuna animato; ancora spesso denigrato dal pubblico generalista italiano etichettando il classico film di animazione come “prodotto esclusivo dei bambini”.

Nel suo essere così discreto e intimista, vi consiglio vivamente di seguire gli avventurosi giocattoli nella notte innevata inseguendo quel dardo turchese desiderato dal protagonista.

Di seguito vi lascio l’unico video da me trovato da cui poter cogliere alcuni spunti proposti nel film.

 

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