Iodegradabile: il nuovo album di Willie Peyote

Il quinto erede dell’artista WIllie Peyote è finalmente tra noi, Iodegradabile, pubblicato il 25 di questo Ottobre, è stato annunciato il 24 Settembre con un post Facebook sulla pagina dell’artista.

“Perché il tempo è galantuomo ma anche tiranno, il tempo è denaro, è relativo, dà consiglio, mitiga e logora, scorre, passa e scade. E noi in mezzo. Sapessimo il tempo che resta sapremmo davvero usarlo meglio?”

La tematica che avvolge l’album iodegradabile nel suo percorso è il nostro rapporto con il tempo, come è cambiata la nostra percezione con la fine delle cose, in un’epoca in cui tutto dura meno e sembra finire davvero troppo presto.

Iodegradabile ci rivela un Willie Peyote maturo, che sembra scegliere un atteggiamento positivo questa volta, preferendolo alla rabbia cinica e critica che ha scandito i versi dei suoi lavori passati come Educazione Sabauda e Non è il mio genere, il genere umano.

In Iodegradabile Willie ritrova infatti un po’ di speranza, sceglie di alzare lo sguardo oltre le brutture che oggi sembrano non far altro che aumentare, per cercare un po’ di buono e soffermarcisi, perché “altrimenti cosa difendiamo, per cosa viviamo se non riusciamo a trovare nulla oltre al brutto che abbiamo intorno”.

Tra i brani l’album racconta anche un cambio musicale, richiama al crossover degli anni 90 con una ritmica che si rifà all’ambiente trap di oggi, un tentativo descritto dallo stesso WIllie “cirocolare”, con un richiamo ad il suo solito stile ma al contempo uno sguardo al cambiamento.

Non finisce qua! Il Willie Peyote nuovo è anche un Willie Peyote innamorato, che finalmente sdogana le “due parole magiche” nel nella dodicesima e ultima traccia dell’album dal titolo Semaforo:

“Usciamo entrambi dal locale col bicchiere in mano
Li troverò sul comodino quando ci svegliamo
Mi ricorderanno subito perché ti amo
Le nostre turbe stanno bene insieme, le abbiniamo”

e anche questo, a detta dell’artista, lo ha aiutato a virare leggermente e “ammorbidire” li suo approccio.

In questo disco non si scorge un messaggio vero e proprio che vuole essere trasmesso, ma piuttosto di una volontà di sviluppare un pensiero critico.

“Non voglio che la gente dopo aver ascoltato il disco la pensi come me, ma voglio che si faccia una domanda in più.”

Anche in questo album infatti dell’artista c’è la volontà di uscire dalla “comfort zone”, di aprire ad un pubblico più ampio per creare un dialogo con chi non la pensa come lui soprattutto per il gusto del confronto, per “avere un dubbio in più”.

“Da 20enne incazzato tutto era o bianco o nero, oggi invece ci sono anche le sfumature. In un discorso, per quanto io possa avere un’idea granitica su un tema mi pongo sempre il problema del perché qualcuno possa pensarla diversamente.”

Willie Peyote ancora una volta ci propone un lavoro in cui mette anima e corpo. Il groove rimane il suo, anche se più ritmato, togliendo qualcosina al soul malinconico per regalare più spazio ad un rock all’inglese. E anche oggi ascoltiamo le metriche e flow impeccabili a cui ci ha abituati, mentre ci racconta la sua percezione, i suoi dubbi e le sue incazzature, anche se questa volta con un retrogusto meno amaro, quasi agrodolce.

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