Il fraintendimento di John Cage: Lucio Leoni fra silenzio, musica e filosofia

Un titolo lungo, strano, didascalico, ma che parla molto chiaro: John Cage o lo conosci o non lo capisci. Eh già, perché il compositore americano è forse uno degli artisti più complessi che siano mai esistiti, di sicuro il più particolare della seconda parte del Novecento, un compositore che ha fatto di tutto nella sua carriera, prima di arrivare a sposare totalmente il Silenzio.

La predisposizione all’ascolto è il tratto fondamentale. Non basta mettere su il brano e attendere che la musica arrivi, ma va cercata, in ogni parte del mondo, in ogni suono, anche laddove non si crede la si possa trovare: nel Silenzio. È così che dal Silenzio nasce il rumore, e dal rumore troviamo la nostra musica, nel caos. Il caos, la confusione, ci corrono addosso, ci abbattono non appena lanciamo il nuovo singolo di Lucio Leoni, Il fraintendimento di John Cage, appunto.

il fraintendimento di john cage Lucio Leoni

Lucio Leoni

Lucio Leoni non è un musicista come gli altri, per chi lo conosce: è uno che mette sempre la ciccia sul piatto, che non si accontenta di una melodia ben strutturata, ma propone sempre un contenuto ricercato, oltre a un contenitore accattivante.

Chi lo ascolta sa: lo stesso aveva fatto con Le interiora di Filippo, il singolo che annunciava il precedente album, in cui raccontava di riflessioni sulla vita e di come queste non fossero troppo diverse dalla cucina casareccia.

Ora, con il pezzo che cita il grande maestro del Silenzio, ci porta nella stessa dimensione.

Ci invita ad ascoltare, a riflettere sul viaggio che la musica ci propone, lo stesso viaggio che organizzava Cage con la sua ricerca: i mondi possibili, la prospettiva di un futuro migliore, la felicità che solo la musica dà, “la funzione sociale dell’arte”.

Tutto ciò confluisce in un unico pezzo: Il fraintendimento di John Cage di Lucio Leoni non è un quindi un brano facile, e anzi, il primo ascolto è davvero, DAVVERO difficile. Lo senti vomitare parole su di una base sincopata, asfissiante, ritmatissima e quasi ipnotica. È dura stargli dietro. Ma sta tutto lì il messaggio di John Cage prima e di Lucio Leoni ora: fermati, aspetta, sforzati di ascoltare.

Il risultato è sconvolgente.

Lucio Leoni con Il fraintendimento di John Cage ci invita a ritrovare noi stessi nella musica, a centrare i nostri obiettivi, a mirare il nostro sguardo verso le cose che diamo per scontate ma in realtà sono fondamentali.

“E ti spaventa più il silenzio o più la merda?”

Con questa domanda il brano raggiunge il climax. Una frase che sarebbe stata molto bene nella bocca del maestro Cage, genio anarchico e sempre al di fuori dagli schemi. Con Il fraintendimento di John Cage, Lucio Leoni ci mette di fronte alla nostra condizione, alla nostra vita. Eccola, la funzione sociale dell’arte, che non si accontenta di raccontare storie, ma ci vuole letteralmente lasciare in mutande di fronte a noi stessi. E non è la sindrome di Stendhal, perché questo pezzo parla del momento immediatamente successivo allo sconvolgimento, il momento del costruire.

Della qualità tecnica del brano non c’è quasi nemmeno bisogno di parlare: la base è potente, trascina, abbraccia, è suonata tremendamente bene. Ma Il fraintendimento di John Cage va ascoltato, più e più volte, prima di essere capito, prima di essere superato.

Questo è il secondo singolo che preannuncia il nuovo album di Lucio Leoni – in arrivo ad aprile, dopo Mi dai dei soldi uscito a dicembre, un’altra traccia che ci invita a non prendere la musica sempre e solo come semplice divertissement.

Quindi, Grazie

Un grande ringraziamento va fatto a Lucio Leoni, che con Il fraintendimento di John Cage rende omaggio a un artista spesso celebrato, ma troppo spesso dimenticato, restituendoci in maniera del tutto personale la poetica di uno dei più grandi compositori di sempre, mostrando che, per quanto complesso, il patrimonio di John Cage è sempre attuale.

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