Dalle autopsie alle stelle: che lavoro facevano i cantanti prima della gloria

Oggi mi sono affacciato alla solita pagina bianca di Word con il desiderio di offrirvi un articolo di incoraggiamento! Sono sicuro che molti di voi nutrono un forte desiderio di fare musica e suonare in una band. O di imparare a suonare un qualche strumento musicale ed iniziare a strimpellare qualcosa. E se per alcuni di voi questo desiderio si è realizzato, per altri risulta essere una vera e propria Chimera!

Spesso la risposta mentale ad un desiderio apparentemente irrealizzabile sono una serie di auto-giustificazioni quali: “sono vecchio”, “sono inadatto”, “sono stonato/a”, “non ho ritmo”, “non ho tempo”. Oppure più banalmente: “ma dove credo di andare io che sono un semplice impiegato/a, muratore, imbianchino, commessa, cassiera ecc..”.
Bene, se davanti al desiderio di fare musica i vostri pensieri sono proprio quelli allora questo è l’articolo che fa per voi! Vi siete mai chiesti che lavoro facevano i cantanti prima di diventare famosi?!

D’Altronde Giusy Ferreri, da cassiera del supermercato, ha trovato la strada giusta per arrivare ad arricchire le nostre estati a suon di TORMENTONI (termine utilizzato erroneamente con accezione positiva. Troverei più appropriato descrivere le hit estive di Giusy Ferreri come dei veri e propri TORMENTI, ma questo è un altro paio di maniche).
Giusy, in ogni caso, è solo una delle tante Star della musica che in passato hanno svolto lavori normalissimi, alcuni addirittura bizzarri. Se guardiamo alle sue dubbie doti da palcoscenico, al suo modesto modo di scrivere e alla sua timbrica di soggettivo gusto, ne deduciamo che fare musica, più che una questione di studi, è una questione di determinazione, giuste conoscenze ed anche una sostanziosa dose di c**o :).

Quindi non scoraggiatevi!

Perché quando parlavo di lavori bizzarri intendevo dire che Jonathan Davies, prima di diventare frontman dei Korn, si preoccupava di fare autopsie; e Rod Stewart di svolgere le normali attività di un becchino in un cimitero di Londra.
Mick Jagger, appena maggiorenne e assolutamente ignaro del suo futuro da leader dei Rolling Stones, guadagnava 4,50 sterline a settimana per fare il portantino in un ospedale psichiatrico. Non so perché, ma riesco ad immaginarlo! Così come riesco ad immaginare la professione del cantante dei Black Sabbath, Ozzy Osbourne. Il bello di chiedersi che lavoro facevano i cantanti è scoprire che Ozzy si teneva la mano davanti alla bocca non per il microfono! Bensì per evitare di vomitare mentre squarta carcasse di animali in un mattatoio di Birmingham.

Io non ero ancora nato, ma agli inizi degli anni ’80 qualcuno di voi (o dei vostri genitori) andava dal benzinaio di paese a fare gran pieni di benzina rossa super. E se in quel periodo vi foste trovati accidentalmente in quel di San Diego, con tutta probabilità al finestrino della vostra auto si sarebbe potuto affacciare niente di meno che Eddie Vedder. Proprio lui! Ve lo immaginate il frontman dei Pearl Jam che si avvicina con fare da surfista, con la bacchetta di liquirizia in bocca a chiedervi: “quanto le faccio?”.

Eddie è un grande esempio di determinazione: niente studi musicali per lui, solo qualche maldestro tentativo di fare musica. Fino al giorno in cui un suo amico, di nome Jack Irons, al tempo batterista dei Red Hot Chili Peppers, gli chiese se volesse far parte di una band di Seattle che produceva belle basi strumentali, ma che non aveva chi cantasse e scrivesse. Eddie aveva nel cassetto giusto quei 4/5 pezzi che non vedeva l’ora di portare alla luce. Nacquero dunque i Pearl Jam, gruppo con il quale Eddie fece conoscere al mondo la difficoltà che visse nello scoprire che, quello che credeva essere suo padre naturale, in realtà era suo patrigno. Lo ha fatto attraverso il brano Alive (suo brano d’esordio).

Che lavoro faceva Ian Anderson dei Jethro Tull?

Un altro che di determinazione se ne intende e può darci la giusta carica per intraprendere il nostro sogno di fare musica, è sicuramente Ian Anderson; nonché mio artista preferito e leader indiscusso dei Jethro Tull. Il miglior flautista rock di tutti i tempi, decise che il suo futuro sarebbe stato a sfondo musicale mentre consultava riviste settimanali di musica gratuitamente fornitegli dal proprietario dell’edicola per la quale lavorava in quel di Blackpool. Tra la vendita di un giornale e l’altro, fondò la sua prima band insieme a qualche amico di scuola. Dopo soli due anni, andando in cerca di fortuna, ne creò una nuova costituendo la prima formazione ufficiale dei Jethro Tull.

Ian si è poi dimostrato essere un tipo veramente eclettico. Preso da un forte complesso di inferiorità mentre assisteva ad un concerto di Eric Clapton, decise che non poteva essere da meno e scambiò la sua chitarra elettrica con un flauto traverso. Forse ci prese gusto, e capì che con l’autodidattismo poteva comunque andare lontano. Imparò a suonare, senza alcuna lezione, nel seguente ordine chitarra classica, flauto traverso, batteria, armonica a bocca, basso, sassofono, organo hammond, trombone, violino, tastiere e percussioni varie! Vi propongo l’ascolto del brano Rattlesnake Trail, dall’album Rock Island, in cui voce, flauto e batteria sono qualità garantita Ian Anderson! In poche parole se la suona e se la canta! E peccato che non possegga il dono dell’ubiquità, altrimenti i live potrebbero risultare ancora più interessanti di quello che già sono!

Quindi…

La giusta reazione dopo aver letto questo articolo, sarebbe quella di alzarsi e chiamare un vostro amico che abbia un piccolo garage. Trovare una chitarra di seconda mano, guardare un paio di tutorial magari su La Canzone del Sole di Battisti e poi suonare solo quella! Ad ignoranza! Fino a quando i vicini non vi chiedono di smettere!

Questo è proprio quello che ha fatto Larry con il suo amico Joe nella celebre canzone di Frank Zappa Joe’s Garage tratta dall’omonimo album (del quale abbiamo anche un bellissimo vinile illustrato non riproducibile).

Insomma, Ian Anderson è diventato musicista leggendo riviste musicali; al giorno d’oggi possiamo contare sui blog musicali e speriamo che possano essere di buono auspicio per un futuro simile al suo. Guardate alla determinazione dei grandi artisti e non smettete di rincorrere il vostro sogno di fare musica!

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