Dalla Casa di Carta al palco: la Najwa Nimri cantante ha lo stesso fascino

L’hai conosciuta come “badass” nella 3° Stagione de La Casa di Carta, ma dietro a Najwa Nimri c’è molto di più!

Quando ho visto Najwa Nimri entrare in scena nel centro operativo della polizia incinta, con un cappellino da allenatore di campi di periferia e chiedere immediatamente donuts e lecca-lecca, è stato un colpo di fulmine.

Credo che La Casa di Carta sia una serie tv ottima come intrattenimento, ma superficiale nella caratterizzazione dei personaggi. Ecco, l’ho detto. Mi sono auto-condannato a morte certa per mano di qualche nazi-fan permaloso vestito con tuta rossa ed una maschera di Dalì. Sta di fatto, che questa rossa con la coda di cavallo ed una personalità che si vede da satellite mi ha colpito subito. Anche perché dai, il confronto con l’ispettrice Murillo e la sua espressione copia-incolla da cane bastonato è abbastanza impietoso.
Per un approfondimento tecnico sulle espressioni da cane bastonato dell’ispettrice Murillo guardare questa collection su Youtube.

Durante l’impegnativa sessione di binge-watching, ho pensato qualcosa tipo “quella di Alicia non può essere solo una grande scrittura del personaggio, scommetto che c’è tanto dell’attrice”.
E così ho indagato. Ed ho scoperto che Alicia Sierra, aka l’impronunciabile Najwa Nimri nella vita reale, non è solo un’attrice ma anche una cantante e produttrice.

L’inizio della carriera musicale di Najwa Nimri

La sua strada verso la fama ha la forma del nastro cinematografico, soprattutto grazie alle serie Vis a Vis e La Casa di Carta. Najwa Nimri si affaccia però al mondo come cantante prima che come attrice. Nata a Pamplona e cresciuta a Bilbao, in quei Paesi Baschi dove le donne sono forgiate nel fuoco e portano i pantaloni più degli uomini, si sposta poi a Madrid. Qui fa il suo debutto in gruppi soul e jazz e conosce Carlos Jean, dj e produttore di artisti come Miguel Bosè.
Si sa che la crasi è sempre stata un’ottima soluzione per trovare un nome rapidamente, tanto allora quanto nel 2017 quando nacque Radio RoMarti (dai cognomi dei due fondatori Romano e Martinelli). E quindi Najwa e Carlos Jean fondano in scioltezza i Najwajean dandosi al trip hop, pubblicando nel 1998 No Blood. Un album a cui è stato attribuito il merito di portare l’elettronica spagnola nel nuovo millennio.

Nel frattempo inizia anche a recitare, perché “per me essere attrice o cantante è la stessa cosa. Le idee si riflettono con la voce”.
Parallelamente, la futura ispettrice Sierra intraprende una carriera da solista, da cui partorisce vari album. È affascinata dal contrasto tra la leggerezza della voce e la durezza del suono.
E continua a comporre nel suo “squallido studio, che sembra di stare in Kosovo. Ma sogno di trovarmi in un posto incredibile, con violini, circondata di gente che balla e che mi sfiora”.

Il passaggio al Rock ed il ritorno all’Elettronica

Mai banale, si muove sinuosa anche tra i generi musicali, uscendo nel 2008 con Till it Breaks e nel 2010 con El Ultimo Primate, dove sfodera la sua interpretazione del rock. Ma l’amore per l’elettronica non lo dimentica e gli album successivi tornano in questa direzione.
Non voglio fare roba per cui la gente dia testate contro la parete. La mia elettronica è diversamente letale, contundente ma minimale

Gli ultimi due album sono Rat Race da solista e Bonzo con Carlos Jean. A detta di Najwa, il primo è nato in un momento in cui aveva bisogno di ballare, mentre il secondo è un po’ come “una mazza da baseball che colpisce un cuscino”.

Seducente come l’Estasi, letale come la Tigre

Agli estremi delle risposte da intervista, ci sono da un lato i calciatori nel post-partita, che farfugliano in serie banalità come “L’importante è la prestazione della squadra, dobbiamo continuare a lavorare seguendo il mister” eccetera eccetera eccetera. Dall’altro lato c’è Naiwa, che se ne esce sempre con quel che non ti aspetti. Come quando le hanno chiesto con chi vorrebbe trovarsi faccia a faccia. “Con Budda! Vorrei che mi spiegasse questa sua teoria che è possibile smettere di desiderare”.

Ora, io non credo all’oroscopo, figuriamoci al fatto che un nome determini la personalità di qualcuno. Però nel suo caso potrei tentennare. In arabo, la lingua del padre di orgine giordana, Najwa significa “estasi” e Nimri “tigre”. Niente di meglio per descrivere il fascino fatale che sprigiona.
Non importa che sia alla caccia del Professore e della sua banda, che sia seduta di traverso mangiando mandarini durante la scopiazzata in salsa spagnola del Letterman Show o che stia fluttuando su un palco nella versione Najwa Nimri cantante.
Quella “calma contundente” è sempre lì che aleggia.

E pensate che durante l’inizio della sua carriera musicale girava voce che soffrisse di panico da palcoscenico. Nonostante già nei primissimi mesi a Madrid si fosse esibita con del jazz dal vivo, la sua assenza dalle luci di scena hanno ispirato strane teorie e spreco di inchiostro da parte di qualche reporter.
Ho trovato su Youtube un live di Najwa Nimri. Non ho idea se avesse davanti 10, 100 o più di 1000 persone. Non ho idea di dove fosse, non voglio neanche paragonarla a cantanti dalle capacità canore molto maggiori. Però mi ha catturato. La voce roca ed i movimenti sinuosi sono una danza delle streghe che ti incanta. Vi lascio con questo!

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