Cover Art: istruzioni per l’uso

Mai giudicare un libro dalla copertina. Verissimo. E per quanto riguarda un album invece? Questo antico dogma proverbiale si mantiene saldo ed incontestabile anche se si tratta di note invece che lettere? Alcuni dei più importanti album della storia recente sono accompagnati da cover art che ne hanno definito l’iconicità, rendendoli eterni forse ancor di più che grazie alle tracce contenute negli stessi. Date una pulita ai vostri RayBan da vista e diamo un’occhiata a qualche esempio.
Sgt Pepper’s Lonely Hearts Club Band by The Beatles (1967)

L’ottavo album della band from Liverpool è senza dubbio uno dei più riconoscibili di sempre, un meltin pot di colori, visi e personaggi della storia più o meno moderna. L’idea della copertina nasce dal Pop artist britannico Peter Blake, collaboratore tra gli altri di artisti come The Who e Eric Clapton, che voleva immortalare il gruppo come se avesse appena terminato un concerto in un grande parco immerso nel verde. E i fan? Tutti personaggi in qualche modo legati alla band, figure che ne hanno influenzato la carriera artistica o le scelte di vita. Da Mahatma Gandhi a Bob Dylan, passando per Karl Marx, Marlon Brando e i Beatles stessi, come passaggio del testimone al cambiamento musicale che la band stava sperimentando.

The Velvet Underground & Nico by The Velvet Underground (1967) 

L’album di debutto della band di Lou Reed è accompagnato da un’opera del più celebre artista della Pop Art americana se non mondiale, quel Andy Warhol già capace di regalarci il Dittico di Marylin o I Barattoli di Zuppa Campbell. L’artista decise di supportare concretamente la neonata band dopo averla sentita suonare al Café Bizarre di New York, spingendo per l’inserimento nel gruppo dell’attrice e modella tedesca Nico, pupilla di Warhol, e con la creazione della celebre copertina per l’album, che così tanto bene rispecchia la trasgressione e l’innovazione dell’EP: una banana gialla che, nelle prime pubblicazioni, poteva addirittura essere “pelata” grazie ad un adesivo. Geniale.

Steal This Album by System of a Down (2002)

 Non per la bellezza della copertina in se, ma per la sua provocazione in pieno stile rock abbiamo deciso di inserire in questa speciale lista la terza fatica dei SOAD, data alla luce a fine 2002 non senza patemi. Alcune tracce dell’album, infatti, erano state diffuse in internet prima del rilascio dello stesso, cosa che fece indispettire e non poco i ragazzi capitanati da Serj Tankian. La band così fu costretta ad accelerare i tempi ed a ritrovarsi in studio per la stesura finale del lavoro, decidendo anche di cambiare nome ad alcune delle tracce che erano state violate. Conseguenza di tutto ciò? Il titolo finale dell’album, una provocazione a completare il “furto” che era già stato iniziato con alcune delle canzoni. Abbasso gli spoiler.

The Dark Side of the Moon by Pink Floyd (1973)

 Una della pietre miliari della storia musicale, il capolavoro di Roger Waters & Co. segna una svolta stilistica nella carriera della band, abbracciando con questo concept album psico-antropologico tematiche che toccano Il lato più oscuro dell’essere umano, con suoni e atmosfere sperimentali che verranno poi tradotti dagli esperti del settore con progressive rock. La copertina stessa è una rappresentazione visiva di questo concept, un prisma triangolare che viene irradiato da una luce bianca che si trasforma sulla destra in un arcobaleno di colori: la luce è vita, il prisma è uomo, l’arcobaleno conclusione e riflessione sulla proprio condizione di essere umano, di essere vivo.

Nevermind by Nirvana (1991)

 Citata in film e serie animate, diventata ad un certo punto meme della rete, la copertina di Nevermind è senza dubbio tanto riconoscibile quanto il nome della band che ne ha dato luce. Nessuno, neppure il frontman Kurt Cobain, si aspettava un così grande successo dell’album, capace di superare le 20 milioni di copie vendute grazie soprattutto all’enorme popolarità di Smells Like Teen Spirit, primo singolo estratto. E come logica conseguenza, anche l’immagine del giovane Spencer Elden, immortalato in una piscina della California, divenne simbolo del movimento grunge americano. L’idea? Di Cobain stesso, dopo aver visto un documentario sul parto in acqua.

Unknown Pleasures by Joy Division (1979)

 Alzi la mano chi non ha mai visto questa stampa sulla maglia di qualche hipster ricercato, magari l’amico del tuo cugino di Milano che di sera suona il synth al circolo arci dietro casa e di giorno frequenta il quinto anno della triennale. Fuori sede, ovviamente. Brandizzazione a parte, la copertina scelta dai Joy Division per il loro debut album deriva dalla rappresentazione di onde elettromagnetiche prodotte dalla prima Pulsar mai scoperta (una stella di neutroni), secondo un’idea del grafico Peter Saville. Una copertina che dà giustizia al disagio esistenziale ed a quel sentimento di alienazione che l’album, coi suoi toni e testi così cupi, voleva trasmettere.

Issues by Korn (1999)

 Una delle band Nu Metal più popolari di sempre, Korn ha garantito longevità alla propria causa musicale grazie alla pubblicazione del suo quarto album di studio, Issues, un successo di critica che ha aperto con un calcione la porta del nuovo millennio alla band, ora consapevole di poter osare e lanciarsi in sperimentazioni sonore prima mai esplorate. Sull’onda di questa tendenza creativa, il gruppo decise di organizzare un contest con la collaborazione di MTV per donare all’album una copertina, appello a cui parteciparono più di 20.000 fan armati di matita e pastelli. Dopo un’attenta scrematura, ecco il risultato. Art attack.

In conclusione, non possiamo non affermare che, esattamente come le tracce che rappresentano, le copertine degli album sono arte; con forma diversa, si, ma pur sempre arte. E non c’è da sorprendersi se qualcuno ha già avuto l’idea di organizzare mostre ed installazioni a riguardo.

Una bella cover art non potrà mai rendere godibile un album scadente. Ma se un buonissimo album è accompagnato da una splendida copertina, la raccolta verrà ancor più facilmente proiettata nell’eterna dimensione del sempre.

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