Top 5 collaborazioni più strane nella musica

“Chi siamo? Da dove veniamo? Congiunti ‘nche sens?”

Le cose cambiano, il mondo si evolve e nemmeno le domande fondamentali rimangono più le stesse. Soprattutto in questi tempi incerti. Dopo aver riscoperto la bellezza di una passeggiata nel parco e l’importanza del non finire più le croste di pizza dell’amico influenzato, questa Fase2 ci ha permesso di apprezzare la ritrovata compagnia dei nostri affetti personali. E pazienza se non tutti sono convenzionali, ogni congiunto è bello a mamma sua.

Improbabili o di successo, ecco le collaborazioni più strane nella musica.

 

5 – Sting & Shaggy

Ci sono un cantautore inglese di successo e un rapper jamaicano che entrano in una sala di registrazione discografica. No, non è una di quelle barzellette tremende che poi ti tocca ridere altrimenti il tuo amico si offende, ma una delle collaborazioni più strane nella musica.

Sting, dopo aver insegnato new wave a istinti punk con i Police a cavallo degli anni ’80 e conquistato fama internazionale grazie a brani di successo come Every Breath You Take e Roxanne, decide di concentrarsi full time a una carriera da solista, alla ricerca di un nuovo concetto di musica grazie anche a collaborazioni ad ampio spettro senza il timore di sporcarsi le mani. O di pestare una merda.

L’ultima, la più bizzarra senza dubbio, lo ha portato addirittura a incidere un intero album nel 2018 dal titolo 44/876 con la meteora del rap Shaggy. Esatto, quel Shaggy, il Mr Boombastic col raffreddore che cantava per la Levi’s, un feat che gli ha permesso di raffinare le sue influenze reggae che già negli anni dei Police di tanto in tanto si facevano sentire.

E pazienza se il risultato è tendente al mediocre. Potranno sempre cavarsela con un It Wasn’t Me.

 

4 – Anthrax & Public Enemy

Ok va bene. Non tutti i crossover riescono bene, è normale. Ma quando succede e i pianeti si allineano, è lì che si fa la storia. Come quando i detective di CSI: Las Vegas incontrano per un indagine Horatio Caine e la banda dello spin-off di Miami (fu forse per fermare l’efferato Bieber? Non ricordiamo); o quella volta che Michael Jordan vestì la casacca della Tune Squad e allungò in modo clinicamente preoccupante il braccio per salvare Bugs e gli altri dalla schiavitù aliena.

Non sempre i pianeti si allineano tra metal e rap. Ma con Anthrax & Public Enemy successe eccome.

Due gruppi che, all’apice della loro cresta musicale rispettivamente grazie al thrash metal dei primi e al politically incorrect hardcore hip pop dei secondi, decisero di unirsi per una versione alternativa del brano Bring the Noise, contenuta poi nei lavori che entrambe le formazioni rilasciarono ad inizio anni ’90.

I riff frenetici degli Anthrax trovano perfetta sintonia con la ferocia del versi dei PE, e la traccia diventa immediatamente uno degli esempi più riusciti di rap metal.

 

3 – Weezer & Lil Wayne

Nel 2011 la rock band Weezer ha fatto squadra col controverso rapper Lil Wayne per la realizzazione di una traccia del loro nuovo album Raditude, dimostrando a tutti che no, non sempre meno per meno fa più e quando metti insieme due cose brutte il risultato è un’unica cosa il doppio più brutta.

Prendete infatti le melodie da rock camp di Cuomo&Co, sempliciotte e catchy, e unitele con, boh, qualunque cosa sia quello che esce dai denti di Lil Wayne ed otterrete Can’t Stop Partying, una roba che sembra di essere di fronte alla sigla di una sitcom anni ’00 à la Malcom in the Middle . Non per forza un bene.

La cosa notevole di questa collaborazione resta il successo di aver avvicinato due esponenti di due generi completamente opposti per canale e pubblico in un unico brano, decisamente smarmellato sì, ma potenzialmente funzionante. Se ti piacciono le cose davvero brutte.

 

2 – Aerosmith & RUN DMC

A volte una collaborazione azzeccata può salvare la carriera di una band. Altre può invece condannarla al declino. In questo caso, entrambe le opzioni sono più che azzeccate.

Siamo nel 1982 e dopo un toto formazione che stravolge i membri della band, gli Aerosmith toccano il loro punto più misero con la pubblicazione dell’album Rock in a Hard Place e il relativo tour di promozione che verrà ricordato principalmente per il collasso del frontman Steve Tyler durante una delle date (mannaggia alla droga). Urge un intervento sanatorio e vengono quindi chiamati i RUN DMC, in quel momento più popolari che mai.

Il sodalizio non poteva che funzionare, date le influenze rock che la crew aveva già cercato di far proprie nel precedente album e che sarebbero poi sfociate nel genere raprock, prontamente rappresentato da quella Walk This way degli Aerosmith che il trio ha reinterpretato ad hoc. Il brano è un successo immediato, in cima alle classifiche discografiche e tutti sembrano felici e contenti. O quasi.

Se da una parte infatti il featuring diventa punto di leva per risollevare la carriera tormentata della rock band (da citare la hit I Don’t Want to Miss a Thing colonna sonora del film Armageddon ed il loro cameo ne I Simpson), dall’altra segna, ahiloro, l’inizio della fine per i RUN DMC: lo scontro tra due band rivali durante una loro esibizione in California è la miccia perfetta per le accuse di istigazione alla violenza riconducibili ai loro testi, e le varie dipendenze tra alcol e droga insieme alle accuse di violenza sessuale nei confronti di uno dei membri non aiutarono di certo. Un bel guaio. Ci vorrebbe una nuova collaborazione.

 

1 – Metallica & Lou Reed

Ci troviamo alla cerimonia della Rock’n’Roll Hall of Fame del 2009 e due tra le icone musicali più influenti di sempre cominciano a mettere le basi per una proficua e felice collaborazione. Tutto bello no? ‘nsomma.

Passiamo infatti al 2011 e quelle voci apparentemente infondate secondo le quali Lou Reed (frontman dei Velvet Underground) avrebbe avuto intenzione di lavorare insieme ai Metallica trovano finalmente legittimità con la pubblicazione di Lulu, un album decisamente sperimentale basato sull’omonima opera teatrale del compositore austriaco Alban Berg. Un disastro discografico, come evidenzia il solo singolo estratto e le pessime recensioni.

Di cosa parliamo? In soldoni una serie di tracce confuse recitate da Reed su una base metal strumentale, un’opera idiosincratica, mai salda nelle sue due entità ma che, per lo meno, dà alla luce una nuova concezione matematica fino a quel momento mai raggiunta: a quanto pare, a volte anche più per più fa meno.

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