Champagne Supernova

classic old cuban

Rivisitazione: Old Cuban

Ingredienti:

  • Mix di Rum
  • Liquore al Pimento
  • Succo di Lime
  • Sciroppo alla Vaniglia e Cacao
  • Angostura
  • Champagne

Può esistere un’Oasi(s) di melodia, ballate di cristallina purezza e suoni armoniosi tra i palazzoni rudi, polverosi ed operai della Madchester di inizi ‘90?

Rime baciate, strofa-ponte-ritornello calibrate a puntino, condite giusto con qualche feedback di chitarra che disorientano lo sguardo ma che non disturbano lo scalpitio dei piedi irrefrenabile sul pavimento.

La formula del POP è tutta qui, non c’è bisogno di altro. O forse si.

Ci vogliono delle facce carine e ben pettinate, archi dentati che riflettono i flash dei fotografi, un dress code educato e senza frizzi e lazzi fuori posto.

Ecco mettiamo in fila le facce di questi tizi e scorgiamo solo musi da galera, rozzi e grezzi, proletari, il perfetto archetipo delle band che suona pezzi screziati negli scantinati di una qualsiasi città vocata al grigiore industriale e che a tempo perso va a scazzottare in giro per pub dopo una birra di troppo.

Proprio questo equilibrio precario e all’apparenza zoppicante ed ingestibile si rivelerà la marcia trionfale verso la costruzione del perfetto gioiellino pop-rock nineties.

Siamo nel 1995 e questa band raffazzonata alla bene meglio rilascia il secondo album (What’s The Story) Morning Glory?, nella quale c’è tutto non solo per bissare il successo dell’esordio ma per superarlo, assurgendo a testamento Brit-Pop di quella decade.

Roll With It, Wonderwall, Don’t Look Back In Anger e la tracklist potrebbe essere riportata  per quasi tutta la sua interezza, diventano il volano verso un successo epocale, incontenibile che proprio da quel punto mostrerà le prime avvisaglie di un divorzio già spesso preannunciato e odorato da tutti.

Ma a mettere fine a questo roboante album ci pensa un’ultima ballata, la cosiddetta ciliegina sulla torta.

Champagne Supernova è farcita da liriche sghembe e nonsense che poggiano sinuose su un tessuto tanto morbido quanto in odore di psichedelica, un collasso esplosivo, luminoso, accecante e bellissimo che non vede l’ora di esplodere per poi rinascere.

Il drink in abbinamento non poteva essere da meno, un mix di Rum è la base alcolica che funge da letto cosmico, quintessenziale, colorato ma non pienamente messo a fuoco.

Il Lime dona quella nota “acid” che rende tutto più distorto, fuori asse; lo sciroppo è sensuale, mellifluo e accogliente; il bitter ed il liquore invece sono gli agenti di disturbo, quelli che trafelati entrano in gioco a partita in corso per avvertire dell’esplosione imminente.

E beh…lo Champagne, oltre a riallacciarsi al titolo, regala quegli effluvi dinamitardi che sono pronti ad erompere nelle nostre teste ormai svuotate ma che disegnano un sorriso ebete e alticcio.

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