Il Cuore a mille: Calcutta in concerto a Parigi

Ho fatto un concerto in centro a Parigi ma era solo per litigare“… secondo voi chi sto citando?

Uno dei tanti motivi per cui mi piace vivere a Parigi, è la sua scena musicale. Per una “concerto-dipendente” come me questa città è terreno fertile. E chi mi si presenta qui lo scorso 25 Novembre, nel pittoresco quartiere di Montmartre? Il carissimo Edoardo d’Erme aka Calcutta, venuto a portare una ventata di indie made in Italy nella gelida Parigi.

Lo ammetto, all’inizio non lo capivo, non mi sembrava un granché.

Ma la musica è un’arte molto complicata. Come per una persona, non sempre si ha il colpo di fulmine.

Spesso bisogna ascoltare un pezzo in loop prima di apprezzarlo pienamente e coglierne le sfumature. E con i brani di Calcutta è stato così: una scoperta lenta e graduale fino a diventare il mio compagno preferito di cantate liberatorie a squarciagola. Chi l’avrebbe detto mai, in pochi mesi mi ha completamente conquistata.

Dunque, a fine agosto vengo a sapere che il nostro Calcutta inizierà una tournée europea. Anche lui, finalmente! Gioia immensa! Mi dico: “E che fai, non ci vai?

calcutta-parigi-concerto

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Quella sera l’Elysée Montmartre era talmente pieno che non si respirava, o per lo meno non si respirava semplicemente aria. Si percepiva entusiasmo, energia, gioia di vivere, ma soprattutto tanta italianità.

Più della metà della comunità italiana a Parigi sarà stata presente. Si respirava un’italianità mai vista. Ed anche a me, esterofila convinta e decisa, stava per scappare la lacrimuccia.

Dico sempre che l’Italia non mi manca affatto, eppure quella sera quanto mi è mancata! Per un paio d’ore Montmartre mi è sembrata Roma o Napoli, o perché no, pure Pomezia, in fondo Calcutta ci ha pure scritto una canzone! E l’emozione è stata fortissima e sorprendente.

Sul palcoscenico ho trovato un artista diverso da come me l’aspettavo. Calcutta in concerto quella sera a Parigi, ha mostrato energia, passione e presenza, resa ancora più intensa dall’accompagnamento di band e corista, delicatissimo e mai “invadente”. Tutto era in perfetto equilibrio: la musica, le luci, le immagini divertenti proiettate sullo schermo.

Ad ogni brano, mi son vista passare davanti un fotogramma della mia vita, soprattutto nell’ultimo anno, del quale le canzoni di Calcutta sono state la colonna sonora: colpi di fulmine, incontri, primi baci, notti insonni, karaoke improvvisati in auto, storie d’amore, cuori infranti, sogni non realizzati.

Insomma, momenti di vita vissuti da ognuno di noi.

Ecco perché Calcutta piace tanto alla gente. Perché in fin dei conti parla proprio di noi.

Perché i suoi testi non sono realmente “astratti”, ma autentici ed attuali. Chiunque, nel suo piccolo, ci si può un minimo ritrovare.

In brani come “Pesto” e “Frosinone” ritrovo un millennial svogliato, affranto dall’ennesima delusione amorosa che gli toglie la voglia di uscire, cucinare, badare alla casa; preferisce tornare a casa a guardarsi un film qualunque, del quale ignora il regista e di cui, in fondo non gliene importa nulla. E poi, siamo onesti: quanti di noi hanno avuto “negli occhi una botte che perde” per colpa dell’amore?

E che dire di un amore felice, alla Sandra e Raimondo, per il quale si rinuncerebbe anche ad un posto fisso, a ricchezze, a tante cose belle ma superflue? In “Del Verde” Calcutta parla anche di questo, oltre che di un possibile amore a distanza,  quasi una routine per la generazione Erasmus: “ti presterò’ i miei soldi per venirmi a trovare“… quanto ho pianto su quella canzone!

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Insomma, Calcutta ha davvero una canzone per ogni occasione: per ridere, piangere, divertirsi, avere nostalgia o semplicemente cantare a squarciagola e rigorosamente stonando.

Quella sera Calcutta in concerto a Parigi, ha reso felice una generazione di italiani espatriati, che hanno intonato “Frosinone” in coro fino all’ingresso in metropolitana. Ma soprattutto ha reso molto felice me.

Grazie Calcu per la splendida serata. Parigi aveva davvero “il cuore a mille”, anzi “le coeur à mille”.

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