Buon Natale da Radio RoMarti

Non me ne voglia Mariah Carey.
(Anche se per fare quel pezzone sorretto da una sola nota, il Sol Maggiore, le va concesso almeno uno chapeau!).
Me ne voglia invece il cover crooner senza ispirazione alcuna Michael Bublé.

Con questa playlist di canzoni di natale voglio scacciare qualsiasi forma di sospetto su finalità meramente commerciali. Va bene che a Natale si è tutti più buoni, ma mai accondiscendenti verso quel piattume generale che aleggia intorno a noi dal primo giorno dell’Avvento.

Eppure, in un certo qual modo, avverto in questi giorni una certa urgenza autoimposta di adempiere al compito di stilare una sorta di guida, o meglio prontuario semiserio, sulle canzoni a tema natalizio.

Ad essere onesti, non avrei mai immaginato che un giorno mi sarei trovato hic et nunc nella posizione di primo propugnatore del Natale, ma scrivo per un blog che, volente o nolente, punta a crescere sempre di più.
I nostri rivali, o per meglio dire inarrivabili chimere, quali blog, riviste specialistiche, podcast e via discorrendo, ogni anno puntuali stilano le personali classifiche di fine anno sugli ascolti più significativi, accompagnati da una breve manciata di consigli per districarsi tra i soliti christmas standard.

Ecco, possiamo dire che abbastanza umilmente io, e l’intera redazione, abbiamo deciso di atteggiarci a mo’ di Davide per competere con i Golia a cui ci ispiriamo.

Di seguito alcuni consigli per darsi un tono quando si intavola un discorso sulle canzoni di Natale, mostrandosi alternativi quel tanto che basta, ma senza scadere nello snobismo più becero.

Canzoni originali

Non si vive di solo cover a Natale, ecco alcune canzoni che nel corso degli anni hanno reso le feste meno ovvie.

I Wish It Could Be Christmas Everyday – Wizzard

Ecco una delle canzoni che mi fanno gridare:Ecco arrivato il Natale!”.

Roy Wood è colui che ha messo a ferro e fuoco almeno un ventennio di musica grazie alla cialtrona beat boy band, da lui fondata, The Move. Ha collaborato per un solo album al pomposo baraccone rock Eletric Light Orchestra e, dopo il divorzio, ha deciso di imbottire, sotto l’egida dei Wizzard, gli strampalati spartiti glam rock con archi e fiati a casaccio.

Per un po’ di anni fa il bello e cattivo gioco nella summenzionata band, gioca un campionato a sé, tutti lo stimano (o compatiscono?) per poi però non concedergli mai il successo che merita.

Per fortuna prima di mollare compone questa canzone, che oltre ad assicurargli una fortunata pensione, l’arzigogolò con tutto ciò che oggi riconduciamo alle canzoni dicembrine per antonomasia: jingle luccicosi, trombe che volteggiano allegre, voce cristallina e scatenata, cori da zecchino d’oro e campanellini. Tanti campanellini!

Get Behind Me, Santa! – Sufjan Steven

Chi se non Sufjan Steven poteva creare un intero box sul Natale? A real treat, insomma!

Dapprima il menestrello statunitense non pensava di pubblicare gli Ep rilasciati quasi clandestinamente nel lustro 2001-2006.

Saggiamente poi è ritornato sui suoi passi calando un all-in portentoso, riunendo tutti i mini-album assieme in un panciuto cofanetto, farcito da una corposa memorabilia di fumetti, saggi, spartiti, bozze di alcune canzoni e chi più ne ha, più ne metta.

Scegliere la favorita tra una delle variopinte tracce sarebbe arduo, ma se proprio fossi costretto sceglierei senza esitare questa.

River – Joni Mitchell

Una sobria confessione che si dipana tra introspettività psicologica e una propensione al lirismo nevrotico, e per questo sincero.

È una canzone di Natale triste. Uno sfogo. La malcelata disperazione di voler scappare. Un equivoco. In conclusione, un Capolavoro.

Quell’accenno di piano all’inizio, poi ripreso anche nel finale, di Jingle Bells, non fa altro che amplificare la distanza che vi è tra questa dolente ballata e i traditional natalizi.

Re-edit/Cover/Remix/Rimaneggiamenti etc…

Sentite e risentite sì, ma date credito a queste versioni. Non vi deluderanno.

Little Drummer Boy – Bright Eyes

Little Drummer Boy è un classico. Cosa ci fa qua questa canzoncina che viene fischiettata a memoria dalle cassiere e dai clienti di qualsiasi negozio di abbigliamento all’unisono? Poche righe sopra mi professavo come colui che avrebbe scovato tra le palle di Natale, luminarie, panettoni e cinepattoni alcune canzoni forse meno note, ed abusate.

Una perla oscura meritevole di essere riscoperta. Ed eccovela qua.

I Bright Eyes, e specialmente il suo genius ex machina, Conor Orbest, è l’archetipo della band che ce l’ha fatta! Addentrandosi nel mondo del music business ancora minorenne, già con all’attivo una discreta dose di canzoni, riuscì in pochi anni ad uscire dalla gavetta underground in Nebraska per svettare su tutti in cima alle classifiche Billboard.

Me lo immagino l’enfant prodige Conor che sentendo e risentendo il classico natalizio prende estremamente sul serio quella percussività dell’originale e decide di metterla in risalto.
Infatti la batteria pare quasi incedere stoicamente tra il rumorismo che gli sta attorno: voci stuprate dal vocoder, distorsioni elettroniche e compressioni/decompressioni sonore non riescono a depistare il piccolo batterista del titolo.

What Child is This (Instrumental) – John Fahey

Rispetto alla vulgata del tempo, John Fahey divenne famoso per aver rielaborato una consistente mole di canzoni natalizie privandole di qualsiasi parte lirica.

A pensarci bene, ancora oggi suona abbastanza strano non sentire i diversi suoni che subito rimandano al Natale; al contrario il chitarrista decise di vestire il tutto con una mantella appalachiana, blues, sobria e spirituale.

Forse sembra un scelta poco ortodossa, il fingerpicking non è proprio la prima figurazione musicale che può venire in mente, ma San Nicola di Myra (per chi crede alle leggende ma non alle fiabe) si sarà comunque diretto a Takoma Park per portare i regali in dote, no?

Tale dote è stata accolta così:

Silver Bells – D.R.A.M [ft. BigBabyMom]

Cha Cha e Broccoli vi dicono qualcosa?

D.R.A.M è quel bambinone che con tocco infantile – e per questo puro –  ha conquistato le classifiche di Spotify.

In totale controtendenza, il rapper dalla Virginia ha da subito abolito quell’indole sommessa e sofferta dei colleghi più navigati o in cerca di favori della critica più oltranzista; e armandosi di un bel sorriso e di smisurata spensieratezza ha lanciato anche un singolo per Natale.

Qui il ragazzone tutto denti e rasta, fa la scelta meno ovvia e vincente: chiama all’appello la mamma (la BigBabyMom del feat. in questione) la mette davanti ad un microfono, la sostiene con una linea di piano minimale e pacatamente jazzy, e partecipa ogni tanto con alcune trovate in back vocalist.

L’atmosfera diventa magica, leggera, che fa tanto: “sediamoci su quel tappeto in salotto, mettiamo in tv A Charlie Brown Christmas e vogliamoci bene”.

Raramente si può parlare di vero spirito natalizio quando lo si associa ad una canzone uscita anche per scopi remunerativi, ma qui pare proprio di far parte di quel bel quadretto familiare.

In chiosa

Mi sia consentito specificare che volutamente ho tralasciato alcuni pezzi epocali in disparte perché talmente popolari da riprendere le medesime classifiche stilate da chiunque.

Quindi non troverete quei bellocci degli WHAM!, il canto del cigno di John Lennon e Plastic Ono Band, The Jackson 5 e compagnia cantante.

Ma se siete dei curiosoni concedete un ascolto più approfondito alla playlist qui sotto.

Indossate un bel maglione con le renne, il tipico cappello di Babbo Natale con le lucine incluse, comprato dal “China” vicino casa, le pantofole UGG – se non ce le avete non siete nessuno – un plaid sulle gambe dinanzi al camino (va bene anche di quelli bellimanonbellissimi in bioetanolo) e, democristianamente parlando, una mano nel sacchetto negli ormai rari Nutella Biscuits e l’altra negli improvvisamente dimenticati Baiocchi.

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